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Rendo un doveroso omaggio a questo blog. Il perché sta in un pomeriggio a rotolarsi nella sabbia, per ritrovarsi innamorati e senza identità
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Senzastelle"Non ricordo chi ha detto che le Stelle sono strappi del cielo,da cui filtra la luce dell' Infinito" September 05 Le Stelle Sopra Casa MengoliDi corsa lungo le scale, il Notturno ed il Cordiale seguivano i miei passi, un piano dopo l'altro inseguivo una delle mie solite idee totalmente prive di senso. Ed alla fine eccola lì, nascosta nel verde lussurggiante che non sapevamo di possedere si affacciava una porticina, e di là c'era la notte, profonda e maestosa.
Unica tra tutte le case della zona, la nostra aveva una terrazza.
Curioso, pensavo, ho trascorso tre anni dell mia vita qui, e non lo sapevo. Noi ci affacciavamo dall'alto, guardavamo la strada, "Questa è una casa di studenti" asseriva convinto un terzetto di ubriachi, impalati di fronte alla mia finestra Profondo Rosso sbirciavano all'interno, prima di fuggire con il nostro ex stendino mai troppo rimpianto.
Io guardavo in basso, e poi lassù, è strano, mi dicevo, non c'è bisogno di andare sui colli per vedere le Stelle, tutte insieme...
E poche ore prima la stessa sensazione di sospensione, io Filo e Bruce su una panchina davanti alla Feltrinelli, pianificavamo la nostra meravigliosa, Unica, festa di Laurea. E non c'era posto migliore per parlarne di quello, pensavo, il cielo rosa sopra di noi, le Due Torri con i loro minareti che finalmente potremo valicare svettavano alte, e tutt'attorno imprimevo le guglie, la città, la Vita stessa, gli sguardi delle persone nei loro istanti di vita a volte agghiaccianti, a volte surreali
Io che solo 24 ore dopo sarei stato davanti a questo schermo, a scrivere, felice, di un colloquio che alla fine era arrivato, un Ok che era molto più di un Ok, era un Ottimo, un "a questo lavoro ci tenevo", un "lo porteremo a Trento, forse verrai anche tu", vedevo gli sforzi di un anno ripagati in un istante solo
e non poteva essere che così, perché questa Laurea è nata per caso, proseguita solo per orgoglio e volontà, ha vissuto di miliardi di storie, alcune raccontate qui, altre dimenticate, altre ancora custodite nel profondo della mia anima, per le vie di Bologna, per le strade di Barcellona, in Viaggio, in Italia e in Europa
è negli occhi delle persone che l'hanno vissuta con me, tante si sono alternate ma ogni fase ha avuto i suoi giusti interpreti, decine di volti familiari e ormai non più
La vita, la più bella che avrei potuto immaginarmi
è nella mano che stringe la mia quando io e Lei ci baciamo
è in un "Non cambiare niente" detto col sorriso,
è in una gatta che mi sveglia facendomi le fusa,
in due amici che senza alcun motivo iniziano a correre con me
in una porta segreta che si apre,
e mi rivela dal nulla l'Infinito cielo stellato
July 22 Scese la pioggia, lavava la polvere dal cuoreE mentre camminavamo sotto quella pioggia nella testa mi risuonava Alfredo dei Baustelle, Alfredo che precipita in diretta TV, Alfredo che l'Uomo Ragno non riesce a salvare, Alfredo che prega con parole non sue.
E mi chiedevo perché, tra tutte le possibili colonne sonore mi saltasse al cuore proprio quella.
Scivolo nel fango gelido il cielo è un punto non lo vedo più, l'uomo ragno mi ha tirato un polso si è spezzato l'osso ora temo oppure sto sognando parlo ma la voce non è mia...
Ora che è notte e attorno a me vi è solo il silenzio di luna piena, trovo un senso. Anche a questo lento scivolare nelle secche della tesi, della sfiducia, dell'incertezza, di una prigione sociale che mi sono lasciato costruire attorno.
E mi rendo conto che ho dimenticato: la magia della vita, la magia dell'Amore.
Quando ci baciavamo, e la pioggia ci scendeva lungo la schiena dai capelli ormai fradici, quando la prendevo in braccio, quando bastava un solo gesto perché entrambi capissimo cosa ci passava per la testa, l'atmosfera era quella di un tempo lontano fatto di chiarore di candele e luci rosse soffuse, di Magia che sgorgava dal ritmo della vita, di sangue che scorre con forza e di sensazioni brillanti ...
Quando ci promettemmo eterno amore sul tetto della Pedrera, quando ci tenevamo per mano ovunque andassimo, nudi sull'erba, il mare di mezzanotte.
E oggi che torno ad avere una stanza mia e posso passare la notte a toccare i ricordi, staccarmi dalle relazioni sociali, viaggiare sull'oggi e su ieri, volando sui pensieri e su quella malinconia che avevo ormai perso di vista, io che tempo per pensare non ne ho più, sballottolato da un test a un colloquio in un turbine che a guardarlo da fuori non ha alcun senso, ho dimenticato che la vita posso reinventarmela in qualsiasi momento, ho dimenticato che è inutile morire sul futuro quando hai un Amore da vivere, Amore, quella vita che dà forza, quella forza che dà vita...
Adesso che dinanzi a quella stanza semivuota abbiamo provato lo stesso smarrimento, adesso più che mai io voglio fare il salto decisivo, lasciare dietro di me dubbi e l'agghiaccio della banalità che quest'anno mi ha cucito addosso, banalità che in fondo evitavo quando eravamo insieme e in pochi altri istanti.
Sotto quella pioggia ci sentivamo vivi, la polvere non ha lasciato solo casa Mengoli, ha abbandonato la mia carne ed il mio sangue, e ora che abbiamo aperto insieme questa prima porta io voglio vivere con te,
la nostra casa, la nostra vita, il nostro amore
July 10 Getto news nel calderoneNe è passato di tempo dall'ulltima volta che ho scritto qui, più di un intero mese.
Probabilmente a causa dell'ultima situazione, "problemi, incertezze, mai grosse speranze" avrebbe detto la Fede.
Probabilmente perché quando ho una situazione molto grande dinanzi a me la affronto con tutto me stesso, eliminando il resto (se non posso risolvere l'ostacolo, almeno rimuovo tutto l'intorno. E poi lo prendo a testate sino a sfondarlo.)
Ed anche perché odio lamentarmi. Non è proprio nel mio stile.
Perché quest'intervento dunque ?
Per gettare tutto nel calderone, quel poco che non ho dimenticato. Perché sebbene in un periodo di stanca totale, di cose belle ne ho vissute, come sempre continuerò a viverle, anche nei momenti peggiori, anche quando non vorrò riconoscerlo io le assaggerò, ne sentirò il colore.
Innanzitutto un pensiero, per la persona più importante della mia vita, che domani mi raggiunge alla venerandissima età di 25 anni. Non ho bisogno di scriverti qui, ciò che sento lo percepirai, domani, dallo stretto contatto della pelle.
E poi, via, in rigoroso ordine sparso.
La tesi che prende forma.
La laurea di Marco, e quell'assurda sensazione di non aderenza. Sempre bello ritrovarci insieme, noi quattro. E prima o poi ritroverò anche te, Davide.
Lo spettacolo al vicolo Bolognetti. Quella notte che sembrava magica, noi sei su quel palco, l'emozione traspirava al punto che "Ho acceso una sigaretta quando sei entrato in scena. Quando ho fatto per fumarla mi sono accorta che era ormai finita..."
Il ritorno di un'amica lontana.
La fine degli esami, e il superamento di corsi assortiti di tutto un po'.
La notte delle tre albe consecutive. Sbarazzino Kid, aspettiamo un'altra sangria !
I nostri laboratori di teatro, e vedervi ridere mi riempie di gioia
Il mio compleanno con Paola al Faster
Il mio compleanno con Tay e Louise al Jonathan
Il mio compleanno con buona parte di Bologna nel mio giardino. Frase tipica: C'è qualcuno in bagno ? Sì, uno sconosciuto...
(Grazie per quelle bellissime frasi che mi avete lasciato)
E poi c'è lei.
La seconda donna della mia vita, senza nulla togliere alla prima. Lei, con i suoi capelli rossi e neri, e quelle manine bianche che affondano dolcemente (e dolorosamente, malamadonna che unghioni !) nella pelle... Lei che appena ti avvicini si ribalta e ti guarda con fare amorevole . Piccola, appena mi hai visto ci siamo innamorati. Soprattutto quando fissandomi negli occhi mi hai detto Miao. Ti troveremo un nome e ti daremo tutto l'amore del mondo. Tu, magari, già che ci sei, aiutaci con i topi.
E mentre la guardavo cercare il latte, nella cesta insieme ai suoi fratellini, non potevo fare a meno di pensare Quant'è bella, la vita...
May 31 L'AbusivoScorreva sotto i miei piedi, quest'Italia tanto amata quanto odiata, scivolava tutt'attorno come pellicola d'essay. Il vento sulla faccia ed i Baustelle nelle orecchie, ridevo tra di me pensando alla definizione che un ubriaco sbarazzino mi aveva affibbiato solo una settimana prima, Generatore di eventi Irreali.
Eppure laggiù, novello pendolare tra Molfetta, Fasano e Pozzo Faceto, non avrei nemmeno dovuto esserci.
"Tu vieni, mi chiami e poi vediamo lì per lì" aveva fatto P. con la sua aria da attempato buontempone. Ed eccomi in un altro di quei miei viaggi dell'ultimo secondo, Bologna, San Benedetto, Pescara, Fasano, Pozzo Faceto, Molfetta in 36 ore, un amico che non vedevo da anni ad ospitarmi, e si che amici non lo eravamo mai stati sino in fondo.
Su il sipario, l'ingresso trionfale che qualunque aspirante Genio della Medicina vorrebbe per sé : Io entro, tu mi segui, io esco, tu resti lì con nonchalance. Persino il mio trolley viene spacciato per altrui, e nessuno avrebbe più fatto caso a me in seguito. Un interessante parallelismo tra l'abusivismo edilizio e quello personale.
In Slide Show passano le immagini nella mia mente. Le mie compagne di avventura, conosciute mentre occupavo -abusivamente, per l'appunto- il loro taxi, saremmo in seguito diventati inseparabili, le ore passate in convegni e caffè a discutere di Neuropsichiatria, Teatro e (il mondo è un fazzoletto) Gioco di ruolo.
E quel viaggio in bus, strade strette e scortate di ulivi, l'Autista Gentile, lui si che lavorava noncomequell'altro, salutava vecchietti e conoscenti al suo passaggio da quindici orari. Sorridevano, ampi cenni delle mani, il me che era stato bambino incollato al vetro si perdeva nei radi ricordi di quella terra rossa, quel mondo che sonnecchiava ancora, si stiracchiava piano, io che ho sempre odiato la lentezza mi trovavo a desiderare per me stesso una vita in più per nascere lì, e chissà come sarebbe crescer qui i miei figli, mi chiedevo. Terra di gente che si incrocia, si ferma, si saluta e trova da dire, di vecchietti che entrati nel bar dicono buongiorno alla platea, salvo poi posizionarmisi dinanzi perché io, riscopertomi nordico, non sono (ero) solito rispondere agli sconosciuti, andarsene solo quando riavuto il saluto che spetta loro di diritto.
Strade che scorrono a picco su quel mare opalescente, sotto quel solo che sapeva di abbraccio. E quel viale, dal cancello alla Prigione dorata, che distava infinitamente più che dal cancello al paese.
Medici sconosciuti facevano a gara per offrirmi caffè per poi andar via, senza presentarsi e senza nemmeno permettermi un grazie, io che non avevo certo il piglio dell'Inflessibile Moderatore Una domanda una-il terzo giorno si sarebbe meritato il mio odio, ma con cordialité.
E noi si volteggiava, tra simposi e sigarette, e poi la sera scappavo a Molfetta, accolto come fratello, camminavo tra quei minareti di bianco e riflessi di luna che tanto sapevano di magia, mi aggiravo per le vie seicentesche, scoprivo Molfettesi d'America e d'Australia, tra prove di teatro e partite di Bang! sfilavo alto sulle mura laddove nemmeno i locali si inerpicavano, respiravo quell'aria di sale portata dal mare, ogni volta notte fonda che poco importava il lavoro quando hai la percezione che stai vivendo qualcosa di unico e da assaporare sino in fondo.
Al Relais ormai ero di casa,persino nel mio consueto ruolo non sospiravo imbarazzo. "Come ha detto che si chiama ?" "E' che temo che ...coff... il mio nome non ...coff... sia nella lista" "Ah." " Sono sotto il nome di ... coff... P." "E che vuol dire ?" "E che ne so io ? Chiedetelo a lui !" "Beh, quand'è così ecco il tuo attestato"
Ed infine ecco arrivare il momento tanto atteso, entravo in giacca e pantaloni di fino dietro un cespuglio, ne uscivo in costume color azzurro pugno oculare, circondato da cravatte mi gettavo in acqua, nuotavo, sotto quel cielo azzurro vivo, nuotavo e respiravo, conversando con sconosciuti di tesi e di progetti, di aspettative, speranze e sogni tutti da realizzare.
Ed infine i saluti, a nuovi amici che van via, e poi noialtri, ancora sconosciuti e ancora insieme, parlare di presente e di futuro, vedute e vecchie e nuove idee, le mie amiche si allontanavano in cerca di qualcuno che sapesse come farmi tornare in stazione, io restavo lì, sigaretta in mano, a colorare la notte che scendeva.
Tre forme di vita in lontananza.
"Ciao ragazze, sapete se passa ancora il bus ?" -"No" "No" "Aspetta, ho un orario dei bus proprio da questa stazione quella dei treni nel portafogli !"
"Come ?" -"Eccolo qui, ma purtroppo è appena passato guarda !" "Però possiamo aiutarti lo stesso, andiamo in piazzetta e se incontriamo qualcuno che conosciamo ti cerchiamo un passaggio !"
Un colpo di clacson, un vetro abbassato, si sporge una testa calva dall'aria bonaria, grida Buonasera !
"Detto fatto, ecco il passaggio ! Intanto raccontaci qualcosa di te, ti va ?"
Decisamente, amo questa vita...
May 15 Malandrino PluffL'avevo visto aggirarsi davanti la Feltrinelli, le chiedevo Lo riconosci ?
Il nostro ineffabile poeta ci raggiunse in Santo Stefano, noi avvolti nell'incompletabile -per fortuna!- missione del milione di baci, lui deviò, forse inibito, verso un'altra coppia dall'aspetto più altero.
La lei dell'altra coppia era al telefono, blaterava di mattinate da passare al Sant'Orsola e di poco tempo da dedicare al suo interlocutore, anzi no, la sua agenda le liberava una mattinata il mercoledi, l'avrebbe incontrato, forse.
Il poeta si schiarì la voce, offrì una poesia in cambio di qualche spicciolo per sopravvivere.
La lei in questione lo squadrò, e se solo avesse avuto gli occhiali da sole gucci se li sarebbe sfilati con garbo.
"Shoccia, una poeshia... Ashcolta, io cinquanta centeshimi per la poeshia te li do pure, ma tu mi raccomando non mi adulare"
E con un sorriso disinvolto aggiungeva
"Non adularmi che non ne ho bishogno"
Lui fece buon viso a cattivo gioco, sfilò un bigliettino dalla camicia, glielo porse.
Per tutta risposta lei scoppiò a ridere.
"Ma che delushione, queshta è una poeshia standard, non me l'hai nemmeno personalizzata"
La mia di lei mi fissava inorridita, senza abbassare la voce le rispondevo "I medici sono così, quelli che frequento io sono delle belle eccezioni"
Lui rimaneva in piedi aspettando i suoi risicati 50cents, lei leggeva e scherniva.
Quando lo chiamai, che noi la poesia la volevamo davvero, lui non parve nemmeno sollevato.
E non credo c'entrassero i fantasmi che sosteneva di vedere, o quei discorsi un po' sconnessi: penso che la vita, di calci come quello, gliene avesse riservati molti, e sicuramente più feroci della lingua tagliente di una studentessella universitaria, che siccome studia Medicina crede di essere dio.
Ascoltammo la sua storia con piacere, parlammo con lui.
Ed io che oggi ho finito gli esami e mi chiedo se dovrei esser felice per questo, spero che la professione medica che un domani intraprenderò non mi porti via i sentimenti e l'umiltà.
Anzi, ne sono certo: non glielo permetterò.
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