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1月12日 Chiedimi se sono feliceRiesce difficile recuperare le emozioni di un attimo. Ne parlavo poche ore fa, a volte sarebbe bello avere sempre dietro un foglio e una penna, e fermare il mondo in certi attimi, imprimere tutto prima che se ne vada trascinato dal flusso delle cose.
E non avendo niente di tutto ciò provo a spingere gli istanti in un angolo di me, e poi tirarli fuori, con delicatezza, cercando di non rovinarli, più di quanto non si rovinino i ricordi delle cose che già scivolano nel passato.
Il titolo dell'invervento ha un senso, questa volta - non è vero, lo ha sempre avuto- .
Pochi giorni fa, in una notte paradossale ma un po' meno di una sua precedente illustre, mi era stata rivolta la stessa domanda, che è appunto - sei felice, seguita a ruota da un -cos'è la felicità.
Felicità degli istanti. Felicità di fissare un cielo stellato immersi nudi nell'acqua. Felicità di conoscere. Questo, forse, ciò che è stato.
Felicità di fotogrammi. Eteree Immagini, istantanee, detonazioni della mente. Arrivano all'improvviso, e personalmente, molte volte privi di una ragione. O la ragione c'è , ma non può essere universalmente riconosciuta come tale.
In piedi su quella metro, gli occhi immersi in quegli specchi così neri, io il tempo l'avrei voluto fermare. Il tempo di un volo che parte, di un libro che si chiude senza mai esser stato aperto, ma le cui pagine avevano il profumo dei sogni migliori. Respiravo, questo vento di gennaio in questa città così assurda, parlavo, ridevo.
Scattare istantanee, rubare gli istanti e prolungarli all'esterno all'infinito. Io quella metro l'avrei fermata fino a sempre, oltre quelle maledette stazioni, oltre quell'odiata luce così chiara, oltre quello stridente rumore delle porte che si aprono e ti scaraventano fuori, in mezzo alla gente che passeggia, lentamente, davanti a me.
Forse siamo davvero fotogrammi. Negativi di quel cielo stellato che fissavamo nudi nel mare, quando chiamavo la felicità sulle dita, riflessi di quei caffè trascorsi parlando di cani che maltrattano e Nuvole di Fumo Senza Coda, mia eterna incompiuta, stralci di una realtà che ci guarda con tenerezza, inarcando un sopracciglio, e puntandoci contro l'indice come quei bambini al primo contatto con il mondo.
Un sorriso, leggero. Le mani sulla sigaretta, lo sguardo fisso avanti, la scala mobile prese a scorrere in silenzio.
Là fuori la notte, quella vera. E speriamo che nessun ballerino di flamenco venga a saltellare nei nostri incubi. Anzi no, che saltelli, sarà comunque un dettaglio del ricordo di una serata che definireste come tante, in cui però la magia di certi momenti era talmente viva da sembrare, forse, reale
E poi musica, risate, e Armonia.
(Durerà poco) 1月5日 Ida y Vuelta , cioè Anar i TornarTi accorgi che sei tornato a casa tua quando ti presenti al campanello di via Mengoli 31, e chi ti viene ad aprire strabuzza gli occhi non credendo a ciò che vede.
Te ne accorgi perchè in meno di cinque minuti la voce si sparge, e c'è chi lascia le sue cose per precipitarsi li e venire a salutarti.
Allo stesso modo te ne accorgi perché negli stessi cinque minuti viene messa in piedi una serata di quelle vecchio stampo, in cui scopri segnali che avevi ignorato, e ti riprometti che d'ora in poi non sarà lo stesso.
E qualche ora dopo un vecchio amico si presenta solo e ubriaco al Millenium, sapendo che arriverai, e li incontra un altro vecchio amico, tuo non suo, i due si guardano perplessi e alla fine il primo fa - Lui è qui. Li vedi precipitarsi fuori barcollando, e in quello stato così precario sembrano una controfigura più attuale e meno elegante di Stallio e Ollio.
Ti ritrovi a ballare tutta la notte, e forse l'avresti anche detto.
Il che, in un certo senso, vuol dire che cominci a preverti. Autocoscienza.
Ti accorgi che sei tornato nella tua casa non casa, a 300 km di distanza, quando tutti ti chiedono come va, e tu non sai e non vuoi rispondere. Non c'è niente da dire, oppure non trovi le parole. In fin dei conti il risultato è lo stesso. Si aspettano qualcosa, che racconti, che scherzi, che spieghi. Chiaramente, non succederà mai. No, bisogna viverlo. Oppure conoscerti, chi ti conosce immagina tutto ciò che c'è da immaginare dai dettagli. Oppure leggendo queste stesse pagine. Ciò che c'è da immaginare e ciò che non c'è da immaginare, in fin dei conti, si parla di Quello che Non c'è. In fondo, tutto ciò che si può dire in una pagina si può riassumere in mezza, e ciò che si riassume in mezza si può esprimere in una riga, e ciò che si esprime in una riga si può sintetizzare in una parola. E tutto ciò che si può sintetizzare con una sola parola, si può esprimere con un silenzio. E tu i silenzi li ami.
Ti accorgi che ti sei spostato nella tua casa un'altra volta, per il Capodanno più strano della tua vita. Lo vedi dalle chiacchierate sul balcone, e si che si riesce ad esprimere tutto, perchè i semisconosciuti che hai davanti sono il tuo mondo, e persino le parole, questa pallida chimera, vengono facili. Te ne accorgi perchè ancora una volta ragli, gettando al vento l'opportunità forse più paradossale della tua vita. Se di opportunità si trattava. Tra qualche anno, sulla storia della casa calda, ci riderai sopra. Adesso, nel dubbio, lo fai ugualmente.
E infine ti accorgi che sei tornato a Barcellona da alcuni dettagli. La temperatura costantemente sui 18 gradi per esempio, nemmeno fossimo ai Tropici. O la voce ferma che ti accoglie in stazione strappandoti un sorriso, con quel refrain Per la seva seguritat, aquesta estaciò està dutada amb cameras de videovigilancia. Te ne accorgi perchè quel tanto odiato Catalano ti invade le orecchie per le strade e ti accorgi che adesso, dopo una settimana di riposo in Italia, lo capisci. Anzi no, lo parli. Soc català parlant.
Barcellona, la città della contraddizione. Ti ritrovi a chiedere un tallat sisplau in un pub irlandese, e a scoprire che la ragazza che ti porta le Guinness è niente meno che di Manchester. Ti trovi a prendere caffè con gente mai vista, e nella quale stai da dio. Ti trovi a studiare in un Pans e Entrepans, anzi, scopri che gli unici clienti son tutti con i libri sul tavolo , neanche fosse una biblioteca.
Infine ti trovi ad uscire nella compagnia tua non tua, quella in cui sei stato meglio, a dispetto di quei Destini Impossibili che non sai concretizzare. E ti piace perché li non hai un ruolo, o se lo hai non lo palesano. E non si capisce perché sei lì, però ci stai bene. Indefinitezza , la tua reale dimensione.
In viaggio, alla continua ricerca di qualcosa che non sai cos'è, forse adesso ti rendi conto che nemmeno vuoi saperlo.
Perchè quando si arriva il gioco finisce. E sale l'inquietudine.
Ed allora tanto vale andare e tornare e poi andare di nuovo, di continuo e senza sosta, vedendo e ascoltando , gettare le basi per non costruire mai nulla, perché in fondo la bellezza di tutto risiede nella potenzialità di essere e di fare, e le cose solide e stabili si stagliano urlando la loro arroganza, e non potranno essere nulla di diverso da ciò che già sono.
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