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1月7日 Sì AmoreE ci eravamo ritrovati alla fine del viaggio piu innamorati che mai. Di fronte a quell'ennesima stazione, porte aperte-chiuse-aperte a scambiarci il bacio piu lungo, come se davvero non dovessimo piu vederci per anni interi.
Si era partiti da Milano, destinazione Copenaghen. Perché avessimo scelto tutti la Danimarca ce lo avrebbero chiesto in tanti, vista la moltitudine di italiani che si aggirava per la capitale. Così tanti che alla fine non giocavamo piu ad ipotizzare se il determinato avventore fosse o meno italiano anch'esso, ma azzardavamo già "donna in carriera milanese" oppure "tipico trentenne da stadio e sciarpetta da ultrà" . In realtà, perché tanti dei nostri "connazionali" avessero voluto andar li non lo sapevamo, e nemmeno ci interessava. Noi volevamo stare insieme, volevamo la neve, volevamo un posto nuovo. E questo ci sarebbe bastato.
Italiani che, per inciso, saremmo riusciti ad evitare, anche se solo per poche ore. Nella repubblica indipendente di Cristania.
Ed eravamo lì, seduti uno accanto all'altra, accoccolati a parlare, con quella pacata morbidezza di chi, prima di voler dire la propria, è disposto ad ascoltare. Se avessimo fatto bene a partire da soli, noi che non sapevamo nulla della nostra meta, o se magari non sarebbe stato meglio andare in un qualche gruppo precostituito, oppure boh non lo so, dimmi cosa ne pensi.
Lei si materializzò all'improvviso, chiese qualche informazione che nemmeno ricordo, rispondemmo che non sapevamo, che anche noi non sapevamo dove andare, che a capodanno era tutto gia pieno. Lei ci sorrise, e il suo sorriso era a forma di una parola: Vega.
Vega che poi trovammo chiuso, ma ormai avevamo capito. Il sottile mondo delle tracce e degli input da seguire era di nuovo in movimento. E così ci ritrovammo al capodanno piu divertente della mia vita, io e lei a ballare come solo noi facciamo, e attorno a noi mezze coreane mezze danesi, nigeriani, montenegrini, italiane infervorate di ONG di dubbia provenienza, settantenni studiose di italiano, danesi in psicodrammaterapia e uno sdentato presentato da un biglietto da visita. Io e lei capitati li per caso, in quello che aveva tutta l'aria di essere un centro sociale per malati psichiatrici e che, molto probabilmente, lo era.
Abbracciati davanti alla finestra, io e lei e la notte e i canali sotto di noi, e il nevischio che scendeva, e la musica, e quella sensazione -unica- del caso che guida i tuoi passi, per farti vivere ancora di più un'esperienza meravigliosa.
Io e lei a fare l'amore, immersi nei respiri dell'altro, e sollevare d'improvviso la testa e vederla davanti a noi, la Neve aveva preso a scendere soffice, fiocchi grandi ad accarezzare la pelle nuda di una notte che cede il passo al mattino.
E pattinare sul ghiaccio, in pieno centro di Copenaghen, tenendoci per mano, sotto quel vento dolce, e quei fiocchi che davvero, l'ho visto, non sono mai uguali a se stessi.
A casa trovammo la Neve. Silenziosa ci aveva seguito, noi che tanto l'avevamo desiderata, per rendere unici quei momenti che si, volevamo che fossero solo e soltanto nostri.
E trovarci abbracciati sotto le coperte, guardarci da vicino, dio ti ricordi quando eravamo sulla scala mobile e ci davamo la scossa toccandoci con la punta del naso, sussurrarci quei Sì Amore che hanno in sé il mondo intero, riscoprirci innamorati ancora una volta, sempre di piu, e rinnovarci promesse, e aggiungerne di nuove, parole cosi belle che non riesco a scrivere, nostre e solo nostre, ondeggiando sui respiri, sempre piu a fondo, in Armonia
perchè non solo i gatti sanno fare le fusa
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