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11月17日

La direzione che volevo, parte seconda

Normale proseguimento di un intervento scritto a suo tempo nell'altro blog -quello che non esito a definire come il migliore dei due- ho iniziato anche qui a Barcellona la mia esperienza nei reparti di Psichiatria Infantile. Non andrò certo a descrivere chi ho incontrato qui -andrebbe contro il segreto professionale, e anche contro la mia voglia di farmi i fatti miei. Afferro solo un paio di dettagli, che mi porterò dietro ancora a lungo.
Quelle chiacchierate sulla terrazza del Clinico con Iria, splendida residente che si sta occupando di me spiegandomi tutto quel che c'è da sapere (proprio come in Italia) sulle cadenze delle sigarette fumate... E quella volta in cui Nuria, psicologa colombiana, di punto in bianco interruppe la terapia per far parlare me con la ragazza, mandandomi completamente nel pallone da cui svicolai con un Me da verguenza hablar en castellano scatenando l'ilarità generale prima di iniziare, finalmente, a dire qualcosa.
E quella volta che tornato a casa scoprii Aurora Sogna, canzone meravigliosa in cui leggo il racconto di quel tema che conosco anche troppo bene, che è l'Anoressia.
 
Si sveglia che fa buio ormai d'abitudine
La notte le regala un'aria più complice
Detesta il vuoto dei rumori della realtà (Aurora sogna)
Ma col volume a stecca può sopravvivere (Aurora sogna)
Sogna una carne sintetica
Nuovi attributi e un microchip emozionale
Sogna di un bisturi amico che faccia di lei
Qualcosa fuori dal normale
Qualche gelato al giorno forse la nutrirà
Non crede nell'amore in cio' è molto semplice
Come si chiama questa voglia di vivere (Aurora sogna)
Che nel suo corpo ha bisogno di espandere (Aurora sogna)
Sogna una carne sintetica
Nuovi attributi e un microchip emozionale
Occhi bionici più adrenalina
Sensori e ciberbenetica neurale
Sogna una carne sintetica
Nuovi attributi e un microchip emozionale
Labbra cromate ricordi seriali
Emozioni e un nuovo impianto sessuale

Lei senza più mangiare lei senza più dormire
Lei senza più mangiare lei senza più dormire

Sogna una carne sintetica
Nuovi attributi e un microchip emozionale
Sogna di un bisturi amico
Che faccia di lei qualcosa fuori dal normale
Sogna una carne sintetica
Nuovi attributi e un microchip emozionale
Occhi bionici più adrenalina
Sensori e ciberbenetica neurale
Le stesse facce che ogni giorno fanno male
Le stesse voci recitanti giudicare
Posa l'orecchio sul bicchiere e sente il mare
Ma non il suono della musica che piace a lei
La solitudine che indossa è più normale
Di una prudente saggia e isterica morale
Aurora sogna e nei suoi sogni sa cercare
Senza paura un'esclusiva felicità

Sogna una carne sintetica
Nuovi attributi e un microchip emozionale
Sogna di un bisturi amico che faccia di lei
Qualcosa fuori dal normale
Sogna una carne sintetica
Nuovi attributi e un microchip emozionale
Occhi bionici più adrenalina
Sensori e ciberbenetica neurale
Sogna una carne sintetica
Nuovi attributi e un microchip emozionale
Labbra cromate ricordi seriali
Emozioni e un nuovo impianto sessuale
11月13日

Tripilinguis - una canzone Pop, il che vale a dire Il Grande Male Oscuro

Al termine di una di quelle giornate iniziate quattro volte, consuetudine ormai accertata di questo controverso erasmus barcellonese, intossicandomi di john player uso il fermo immagine sulle note di PoP.
 
Mi vedo solo ieri svicolare da situazioni diventate insostenibili, scatenando le facili ironie di chi non capisce che alla base di un comportamento apparentemente menefreghista si nasconde un male che mi porto dietro latente da molto tempo e che purtroppo ha deciso di esplodere qui a Barcellona, quando tutti ti sciorinano pacche sulle spalle invidiando la supposta felicità che devi provare per definizione. E sapendo che solo da soli se ne esce, a tutti quei que tal di circostanza rispondo con un bene preceduto ogni volta da un aggettivo diverso, dato che spiegare è per me molto più difficile che mentire, e che in fondo di spiegare non se ne avverte la necessità, né per chi ascolta né per chi parla.
 
Muore la forma, il verbo ed il sapore / Muore il desiderio, la rabbia e lo stupore
Muore l'idea di me che c'è nella tua mente / perciò è meglio che tu non pensi a niente
Mentre ti uccido l'anima / proprio come tutto il resto ha fatto già
I geniali progetti che sono tutti uguali / ed i geniali discorsi diventano banali
Ma la cosa piu strana della nostra vita / è che scivola tra le nostre dita
Mentre ci uccide l'anima / proprio come tutto il resto fa
 
E contro ogni pronostico di quanti mi conoscono più e meno bene non è tra gli altri erasmus che ho trovato la mia definizione (definizione? Io?) ma in un manipolo di immigrati con le storie più vissute e colorate, a cui mi lega pressocché nulla ma che mi piace ascoltare, in quelle conversazioni sussurrate mescolati tra la polvere delle strade e le grida dei  chavals.
In quel tavolo improbabile a cui erano seduti tre argentine, una ragazza delle canarie, un marocchino e una scozzese io osservavo la scena dall'esterno, e la voce che rimbalzava nella mia mente e mormorava pressappoco un cosa diavolo ci faccio io qui? si confondeva in quelle storie espulse mangiando kebab e bevendo caffè, mentre il festival della cultura del Raval impazzava attorno e Jordi si godeva i meritati applausi tributatigli solo un istante prima.
 
E' una parentesi, la più difficile della mia vita. Una persona normale mollerebbe tutto e tornerebbe a casa, dove tutto viene facile e i momenti di appannamento fisiologico sono compensati da quelle volte vissute al 200%. E invece domani chiederò il prolungamento, perchè la mia testardaggine sta sconfinando nell'idiozia. Maledetto il momento in cui sono nato sotto il segno dei gemelli. 
 
E no, di stelle non ce ne sono qui. Altrimenti non avrei chiamato così questo blog.
 
E' facile andare senza guardarci in faccia, è un novantapercento anche noi siam fatti d'acqua...
 
 
11月2日

Mesa de Solteras, ovvero: If You Knew All the Colours I've Seen in My Life..."

Setting: Quello che volete. Possiamo essere in una strada, o in un colle, in un parco o in un giardino privato. Non è importante. Al centro della scena due alberi: uno è un melo, e l'altro è... uno di quegli alberi molto alti, appuntiti e che cambiano colore col passare delle stagioni. Non so come si chiama. E nemmeno questo, in fondo, è importante, dato che lo chiameremo in un altro modo.
Il melo è rivolto di spalle, guarda in lontananza. L'altro albero lo fissa incuriosito.
 
"Hola!"
(girandosi lentamente) "Hola niña"
"¿Qué bonito el color del cielo hoy, verdad?"
"If you knew all the colours I've seen in my life..."
"¡Qué raro es el idioma qué hablas! ¿De donde eres? Y qué frutos son los que tienes en tu ramas?"
"Manzanas"
"¡Qué rojas!"
"Ho viaggiato molto sai... Quando ero ancora solo un seme. Ho visto l'Europa intera, e anche di piú"
"Cuentame tu historia"
"Vengo da una famiglia cosí antica... Sabes, el cuento qué siempre se cuenta a los niños, cuando hace muchissimos años habia un jardin tam maravilloso, y los homines eran inmortales... Y habia un manzano, y una chica tomó su manzana y de repente... todo se acabó! Perché quello era il frutto della conoscenza del bene e del male, ed era proibito mangiarlo... Sabes, esta historia es verdadera"
"¿Y quien fue aquell manzano?"
"Mi avuelo."
"No!"
"Si, en verdad... Y ademas,a long time ago, habia en Francia una selva tam grande, qué podria andar desde un lado hacia lo otro de el pais sin poner tus pies en el suelo! E c'era un giovane, un nobile, che per ribellione passó la sua vita su quei rami, e non volle scendere mai. Lo chiamavano il Barone Rampante."
"¿Verdad? Y como sabes esto?"
"Un italiano escribió su historia, y la escribió bajo de la sombra de mi avuelo."
"¡Qué raro... Me gustaria tanto tener una historia así longa... Y tampoco tengo un nombre."
"Why don't you have a name?"
"Porqué nadie me regaló uno. Quieres regalarme un nombre? Peró quiero que tenga muchos colores, porqué quando llega el verano, my hojas cambian, y en invierno tambien, y quiero mucho los colores..."
"Entonces, te llameré Arcobaleno."
"¿Qué es Arcobaleno?"
"Arcobaleno is when it's raining, and you can feel all this tears of water upon your leaves, and upon your wood, and everything seems so gray... until the clouds run away, and you see so high in the sky these seven lights..."
"¡Arcoiris!"
"Arcoiris... así lo llamais aqui? Qué bonita parabla es esta"
"Arcobaleno... esto es el nombre que quieria! Mira... ¿vees esta avuelita?"
"Si, ¿quien es?"
"Siempre llegaba aqui con su marido, peró hace tres dias que el no llega mas. Tengo miedo que sea muerto"
"¿Y conosces a su historia?"
"Tampoco."
"Yo te la contaré. Ell y su mujer, se prometeron amor bajo de tus ramas"
"¿De verdad? Y como lo sabes?"
"Ho visto tanti colori, lo sai...E adesso, lei viene qui tutti i giorni, e cerca nella tua ombra il ricordo di quei giorni"
"Y mira estos niños. ¡Qué pequeños qué sonos!"
"Gli faremo un regalo. ¿Tienes frutos?"
"No, tampoco."
"Yo te ne regalaré, así qué tu tambien podrias dejarlos en el suelo por los niños." (muevendosi ritmicamente, tentano di lanciarsi dei frutti.)
"No puedo... ¡intentalo otra vez!"
"Así?"
"¡Casi!"
"¿Ahora?"
"¡Si! Mira, estan comiendo nuestros frutos..."
"Y allá? Quien llega?"
"No queria decirtelo, ma es el tio que llega a cortar las ramas"
"¿Cortar las ramas?"
"Tengo miedo que si. Y el su camión está lleno de madera!"
"No quiero que me corten las ramas. ¿Qué podemos hacer?"
"Deja en el suelo tus manzanas! Así que las coma, y vaya a tenir sueño"
"Me parece bueno... ¿Está comiendo?"
"¡Sí! Y mira, se está acuestando bajo de mi sombra"
"Entonces, cada dia que el vendrá, dejaré manzanas en el suelo, hasta que no tendrá mas gana de herirme, y solo vendrá para comer, y disfrutar de tu sombra."
"¡Qué bueno! Pero ahora está llegando la noche y tengo sueño. ¡Contame un cuento! ¿Quieres?"
"Si, y te voy a cuentar una historia qué habia oido cuando fue solo una sementa, y volaba en el aire sobre Francia.
Quello che credi essere il nostro mondo, non è che solo uno di tutti i mondi possibili. E in uno di questi mondi lontani, viveva un principito. E il suo pianeta era cosí piccolo che, quando era triste, poteva vedere centinaia e centinaia di tramonti. E tutto quello che c'era sul suo pianeta eran tre vulcani e una rosa..."
"¿Una roja? ¡Como me gustaria tener flores!"
"Si... e un giorno decise di andarsene, per esplorare la vita che esisteva fuori dal suo piccolo guscio."
"¿Y dejó sola su roja? Porqué?"
"Perché è difficile rendersi conto dell'unicitá delle cose che sono con te tutti i giorni. E al termine del suo viaggio, il principito capí quanto era importante quella rosa per lui, perchè era lei che curava, era lei che innaffiava tutti i giorni, ed era lei che proteggeva dal freddo."
"..."
"..."
"Ahora no tengo mas gana de dormir. ¡Esta noche es tam lista qué quiero vivirla hasta qué llegue el sol!"
"Entonces estaremos despiertos, cuentandonos otras historias. Y mira, quien hay allá?" (indica tre persone sedute a gambe incrociate sul pavimento, un colombiano sulla quarantina, una argentina e una barcellonese)
"Parecen viajadores. Estan cerca de un fuego"
"Y qué hacen?"
"Creo que estan cantando"
"Pero no puedo escuchar musica"
"No sé..."
"¡Vamos a cantar nosotros para ellos!"
"¡Sí! ¿Qué cantamos?"
(guardando la lavagna)
"Pakitu Poteka Kapite Tekipo..."
 
Risate.
Sipario.