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2月20日 StarLesS @ Barcelona pt. 2E con questo si iniziano le danze.
So che quando sarà finita avrò la storia più divertente della mia vita da raccontare.
E' una sfida impossibile. Per questo mi esalta alla follia.
Ho l'Inferno, ho Virgilio, ciò che ho fatto sin qui mi ha lasciato comunque qualcosa.
Ora si gioca ...
Il ritorno è fissato per l'11 di Luglio. Ogni promessa è debito Paola. Ci prenderemo insieme una gran sbronza e ne avremo di cose da dirci.
Sai ke non vedo l'ora, e sai ke prima ho un paio di cose da fare, qui. Se c'è un colore che ha colore, è proprio l'Indaco ...
...e adesso Si ricomincia !!
2月16日 Mimica . Ovvero, rappresentazione di sentimenti non propri.Fissavo le scene con occhi grigi e fumando da guanti bianchi.
Abbiamo scelto bene il nostro costume, le dicevo. Un mimo esprime sentimenti non suoi, si muove su questo palcoscenico senza una parola che salga da sè. Mi chiedeva come stavo, io rispondevo "Bien, soy Erasmus". Oye, anche se sei Erasmus mica è detto che devi sempre star bene, diceva lei. Di solito questa frase funziona da dio, con la gente, le replicavo.
In Erasmus però c'era stata anche lei, anche se non ha passato lo stesso. Ognuno vive la sua, del resto.
Era partita bene, però. Quel viaggio in taxi rimarrà una storia da raccontare. E così vestiti, stavamo da dio.
E' finita in luoghi comuni. Gli stessi che, una volta verificata la loro infondatezza, scatenarono in me l'effetto Bambino A Cui Si Rivela Che BabboNatale Non Esiste. Adesso, è come sentire la stessa cassetta, che parte, da voci diverse, in loop a scorrere su un nastro di Moebius.
Mi aggiravo tra persone mascherate, cercando invano qualcuno che conoscessimo, salvo scoprire che c'erano tutti una volta arrivati al Metro, loro già tutti li, sebbene il primo Ferrocarrillo l'avessimo preso noi. Distorsione Temporale, potremmo chiamarla.
Autorizzato dal costume a non parlare, finalmente.
Eppure, pensavo, le parole mi mancavano. Mi manca esprimere la varietà sconfinata degli stati d'animo con le parole colorate della mia lingua materna, invece di svilirle con quelle di un idioma di cui non padroneggio le sfumature, e che esprimono concetti piatti, perpendicolari, banali, standardizzati.
Mi manca esprimere parole ad orecchie che possano sentirle, capirle, rispondermi, per poi, una volta tanto, sorriderne insieme.
2月14日 Vaffancul@ Senyor !! - Ció che resta dei traumi infantili causati dalla Panna MontataMentre ero in piedi di fronte alla porta, nel bus, in attesa di scendere, guardavo il mio riflesso nel vetro in un consueto atto di narcisismo, soffermandomi ad ammirare la cicatrice che porto sotto l'occhio destro, io perennemente innamorato dei dettagli. E perso in quest'attimo di contemplazione autoestatica ripercorrevo gli istanti di questa notte completamente folle che mi sto lasciando alle spalle.
Mi rivedo arrivare alla cena a casa della Maddi, dopo una giornata trascorsa tra parlamentazioni con i professori, tutorato di Psichiatria Infantile (la mia strada, per quei pochi che non lo sapessero), ricerche in internet e visite negli appartamenti più allucinanti che abbia mai visto, una cena messa in piedi così per caso, che sarebbe stata un degno pretesto di un'altrettanto degna serata. Mi vedo ad una chupiteria sconosciuta (carrer Balmes 76, dato che domani mi sarà impossibile ricordarlo me lo appunto) chiedere al cameriere il cicchetto più creativo che possa conseguire. Mi vedo porre in testa un elmetto, un fucile di plastica per la mano mentre il mio fido compagno catalano leva nelle dita una trombetta rossa, e un altrettanto kitch elmetto a coprire i capelli da chissà quale minaccia. Il Rambo diventa un pretesto per una scena epocale, i cui video rimarranno a testimoniare che quanto è successo non è stato esclusivamente frutto del mio stato etilemico, e che quei Vaffanculo Senyor siano veramente usciti dalla mia bocca. Quando mi rivedo in queste scene capisco che il Narratore di questo controverso Erasmus è ancora in grado di agire in prima persona, che gli occhi per vedere sono gli stessi che ti spingono a immagazzinare immagini per poi spingerti anche all'azione.
Mi vedo uscire fuori , chiacchiere, abbracci , foto, parole (parole ??) per traslocarmi, attraverso un percorso non meglio specificato , in piazza Universitat. Da una parte, il lato trash dell'erasmus , sebbene leggermente cammuffato dalle parole Non nasconderti mai, pronunciate da un amico-non amico, dall'altro avventori occasionali avvicinatosi a noi. Tale Roman che consolava due francesi in lacrime (questa scena comincia ad essere ricorrente) , io che lo guardavo e non potevo fare a meno di sorridere, dicendole Eres un buen tio, un perfetto sconosciuto catapultato sulla terra per osservare, e descrivere le scene , belle e meno, che il mondo è capace nella sua infinita varietà di presentare.
E in questo turbinare di emozioni giungevo a chiedermi se non fosse giunto il momento di lasciare i panni del narratore esterno, io che in passato ero riuscito ad essere protagonista colorato delle vicende bolognesi - ero veramente io ? O non era forse semplicemente l'autore di Stati Alterati di Coscienza?- per iniziare a prendere una parte in tutto ciò, che fosse diversa dal fedele cronista, gli occhi sempre pronti a cogliere il muoversi di una foglia, le mani preziose nel riportare tutto fedelmente nell'imprimerlo a fuoco nella memoria, e con ciò basta, per assumere un ruolo che avesse una parvenza di definizione.
E consapevole dell'inutilità di quest'intervento, in cui sfido chiunque a trovare qualcosa da commentare, lascio andare le dita sulla tastiera, fumandomi l'ultima sigaretta di un pacchetto ormai vuoto, marchiando sensazioni che altrimenti domani scivolerebbero nell'oblio dei giorni vissuti e non. 2月5日 In Viaggio. Ovvero, il gioco dei Vasi di Pandora. E in fondo, me siento proletario anch'io.Ora che stiamo per partire, ripenso a tutti i volti incontrati in questa tre giorni, e ad alcuni di essi rivolgo un mio raro sorriso sincero.
Viaggiando conosci la gente, quella vera.
Di tante parole gettate senza pretese alcune mi riecheggeranno per sempre nelle orecchie.
Accendo una sigaretta, l'ultima, e non ho voglia di parlare.
Arrivederci, Salamanca.
Così , piu o meno, le ultime righe da me scritte sul Diario di Viaggio comune. Scrittura nera, calcata, inclinata verso sinistra, come sempre. Un po' più lenta del solito. Sono stati giorni abbastanza provanti anche per dita allenate a scrivere.
Adesso, a gambe incrociate, ripercorro in bianco e nero le istantanee di questi giorni. Dal viaggio alla volta di Madrid deciso in pochi istanti in precarie condizioni fisiche, incontro a persone che in fondo non avevo conosciuto mai. Madrid, i suoi palazzi così alti da farmi paura, così freddi, asettici, senz'anima. Camminando per le strade, fermandomi il tempo di ballare su musica uscita dal terreno. L'ennesima fobia di questo controverso Erasmus come pretesto per una delle chiacchierate più sincere della mia vita.
Appoggiati a quelle transenne, fissavo dritto davanti a me , concentrato nel dominare i miei altalenanti flussi di Serotonina corporei. Le parole, una dopo l'altra, bombardavano le mie orecchie. Lottare. Essere Gemelli. Essere uguali nella diversità. Stringevo le mani sino a non sentire più il sangue. Solo 24 ore dopo la situazione sarebbe cambiata radicalmente.
A volte aprire i vasi fa bene. Capisci il comportamento delle persone. Perchè è solo viaggiando che ci si conosce. Si vive per mesi a stretto contatto, ignorando le più basilari sfaccettature. Ed invece partire , con quello zaino minuscolo che mi porto in spalla in queste occasioni e che contiene meno dello stretto indispensabile, e lasciarsi alle spalle tutto e tutti. Una vacanza, ce n'era il bisogno. Si ritorna che non ci sono segreti. Mai nessuno mi aveva detto "Adesso tu hai in mano la mia vita."
E si torna con un elemento geniale in più: a quella dei cessi pubblici non avevo mai pensato. E' incredibile, questa dell'Erasmus. Ci pagano per viaggiare, divertirci, conoscerci e conoscere. E in così poco tempo crei legami che normalmente richiederebbero anni.
Quando l'indomani si arrivava a Salamanca, avevo capito che volevo essere felice. Che il segreto sta proprio in quella voglia di lottare, in quella naturale curiosità, e perchè no, anche nella finzione, persino nell'attesa. Nel rispettare e nel rompere il silenzio. Nel non precipitare le cose.
Leggevo quelle scritte sulle pareti, ne aggiungevo di mie. Circondato da parrucche, in giro per le strade, sino alle otto di mattina, senza rendersene conto. Ricostruire il numero di locali il giorno dopo, scorrere tutti quei volti. Italiano, mamma mia, ma che dicci, a me piacce molto l'Italia, e quella del francese che passerà alla storia -Italiano porco d#o facciamo la pasta - , la metallara alta un metro e venti, quella spagnola vestita da clown i cui disegni avrebbero colorato il viso di mezza città-me compreso- e soprattutto quella ragazza incredibile che ridendo mi sussurrava all'orecchio di eserciti zapatisti e proletariato mentre tutt'attorno impazzava la musica assordante, io che sono riuscito ad innarmorarmi per molto meno.
Quando sento queste cose, mi sento proletario anche io.
Ridere, anche mentre ti defili dalla folla per accompagnare un amico che sta male, anche mentre parli dell'amore e ti rendi conto che davvero , l'errore è nel pensare che abbiano un'anima,nell' ascoltare dopo tre anni Musica Nuda di Petra Magoni, nello sfoggiare un Catalano definito perfetto nel pieno centro di Salamanca, cuore della Castilla, e ancora assaggiare un'altra volta l'Agua di Valencia, un vortice continuo, di contatti superficiali e profondi, di immersioni e di reazioni, vitali, vibranti.
E infine salutarsi fissandosi negli occhi per istanti interminabili, e non c'è silenzio più bello di quello che contiene un milione di parole.
Si risale in autobus, pronti per attraversare centinaia di kilometri di Spagna in quelle strade immerse nel nulla, sapendo già che ripartirai, per un altro viaggio, per aggiungere un altro tassello di quel mosaico incredibile che è la vita di coloro che da questa si lasciano trasportare.
L'ultima sigaretta, si torna a Casa, per partire di nuovo, senza stancarsi mai |
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