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4月26日

Ricorrenze

 
Ieri passava una ricorrenza. Notevole, come tutte quelle cose a cui non sei abituato. A maggior ragione quando sono uniche, e ti lasciano sensazioni indescrivibili -motivo per cui, non le descriveró qui ed ora.
 
Ma a pensarci bene, c'è una seconda ricorrenza. Di una certa importanza anch'essa, direi. E poco importa che ci sia qualche giorno di ritardo, che a volte gli eventi appaiono improvvisi e ti scorrono intorno, facendoti dimenticare anche le cose piú ovvie. Vado a rimediare adesso.
 
 
Il quindici aprile 2005 nasceva Senzastelle.
 
Due anni di blog.
 
Fategli gli auguri anche voi.
4月24日

Il Giorno di Sant Jordi

 
Sant Jordi. Ovvero, il giorno degli innamorati, qui in Catalunya.
Dovevo immaginarlo, non sarebbe stato un giorno normale.
Otto ore e mezza, a contarle bene. Così distanti e così meravigliosamente vicini ... Con quest'aria nuova e leggera che mi soffia accanto.
E poi ...
Mi trovo a parlare con un amico, uno di quelli da cui mai mi sarei aspettato sentire la storia che sta vivendo ora. Ed è a lui che dedico queste righe.
 
Viaggiavi sulla tua macchina, andavi da lei. Quasi immagino i pensieri che ti viaggiavano nella testa, ancora confusa dalle innumerevoli Resacas di questi giorni che ci han visti delirare come pochi. Lei, l'avevi conosciuta in discoteca. Io non c'ero lì con te, quella sera io ed un'amica parlavamo di dylan dog, di suicidio e di fumare in faccia alla morosa quando lei che fumi ancora non lo sa. Ed è stato bene così, altrimenti, forse, gli eventi sarebbero andati diversamente.
 
Tu eri in discoteca, ti annoiavi a bordo pista, che dell'Hip Hop non ne avevi un'idea. Lei nemmeno, scappava da un amico troppo invadente, quasi ti cadde tra le braccia. Dove si esce? ti chiedeva, Ti accompagno fuori, rispondevi tu.
La vedo la scena, te l'ho vista fare chissà quante volte, chissà quante volte quel tuo modo di fare non era piaciuto, le aveva fatte andar via.
Quant'è vero che il mondo è fatto di colori ...
 
La accompagnasti, metro dopo l'altro, fino a casa, anzi no, cambiasti idea, sulla spiaggia a veder sorgere il Sole. E l'alba nasceva, e accarezzava i corpi di voi due, così vicini e così lontani, e il matrimonio di lei che sarebbe avvenuto di lì a poche settimane, e tu che in Spagna ci restavi ancora qualche ora. Un bacio, uno solo, mentre il metro correva veloce, e giuro, sembrava una di quelle storie malinconiche che tanto mi eran care, che ti fanno viaggiare sulle ali delle sensazioni per lasciarti in mano il calore un po' bagnato di una bolla di sapone. Il metro si apriva, lei scendeva, tu tornavi a casa, fissando il vuoto. Mi parlasti quella sera, non credevo ci sarebbe stato un seguito.
 
Noi che avevamo delirato a sufficienza, come quella volta, tu immerso nella spazzatura fino agli occhi ed io, su una sedia a dondolo sottratta con l'inganno a due prostitute , fumavo e ti ascoltavo, e quando alzavo la mano un pakistano mi porgeva una birra. No, di amore, quello vero, non avevamo parlato mai.
O come quella volta, fuori dalla Churreria, tu facevi amicizia con una coppia di drogati, ed io mi sorprendevo di quanto bello possa essere il sentimento, qualunque forma esso abbia, e a quella ragazza le dicevo che non poteva essere in cinta, che da medici vedevamo non fosse possibile, e lei mi diceva che si, e io la guardavo, e le chiedevo perché fumasse. Lei mi si sedeva a fianco, gli occhi sgranati mentre, fresco pediatra, le spiegavo cosa sarebbe potuto succedere al bambino che cresceva dentro di sé, e poi, guardandola negli occhi, le chiedevo se si stesse drogando, e lei chinava lo sguardo, e tu scherzavi col suo ragazzo, e al mio invito mi stringevi la mano perché nella mia incoscienza alcolica credevo di aver salvato una vita.
 
Tu la andavi a prendere, e lei non ricordava quasi nulla, sapeva che era stata bene, sapeva che amava l'Italia. La portavi in spiaggia, ed era come riconquistarla da zero, e quel bacio era diverso, perchè, stavolta, non aveva il sapore dell'alcol ma solo quello della spontaneità.
 
Lei ti parlava di lui, tu le chiedevi di non sposarsi, che ancora c'era tutto, troppo da scrivere, ora che eri arrivato tu, ora che lei aveva capito chi era il suo ragazzo, ora che la parola perdono aveva il sapore intrigante della Novità.
Lei doveva lavorare, doveva andare a casa, tu la facevi salire in auto, e poi su, in montagna, al tibidabo, a quella vista che conoscevi soltanto tu, e lei ti guardava, e non sapeva, che lei era la prima, la sola, che ci avessi portato. E che quella vista l'avevi scelta accuratamente, incrociando le dita in attesa di un momento così bello.
 
Voi due in un corpo solo, e il resto poco importa, e i poliziotti che vi fermano in aperta campagna, in assetto da guerra, facevano irruzione, cercando droghe, cercando armi, e non capivano che a volte, un ragazzo e una ragazza vogliono andare lontano soltanto perché da lassù le stelle si vedono un po' più vicine.
 
Sotto casa sua, un bacio e un altro ancora, e poco importa il lavoro, poco importa l'attesa, poco importano le sbronze e i due di picche, i giudizi altrui e gli idiomi stranieri che ti bombardano le orecchie, la sufficienza, la superficialità degli occhi di chi ti guarda.
Ho bene imparato sulla mia pelle quanta stupidità possa entrare in un cervello tanto piccolo come quello umano, ho capito da poco quanto sentimento possa contenere un cuore più piccolo ancora.
 
Ascolto la tua storia, e quelle stelle le vedo anche io che l'amore l'ho appena trovato, e vorrei quasi commuovermi, e spingere la tua macchina con una mano immaginaria, voi due, oltre il matrimonio di lei, oltre l'indifferenza del mondo, una spinta appena, perchè le tue mani portino il volante verso la felicità che meritate.
 
E questa volta, non c'è nessun bisogno di un navigatore.
4月20日

L'ultimo istante che precede la tempesta. Anche detto "Ok. CHE branca, della medicina?"

 
L'avevo sentita arrivare qualche sera fa. Camminavo sulla Rambla, le persone mi scorrevano attraverso cercando i miei occhi, io ricambiavo con il mio solito sguardo distratto sul mondo. E' lei, pensavo, l'aria nuova che arriva.
Che derivasse dalla prima notte senza il cappotto, o dall'aver ricominciato ad andare in biblioteca la sera come quando a Bologna la saletta la chiudevamo noi, non ha importanza. Come non conta che magari fosse l'avvicinarsi di Maggio, il mese della mia penultima rinascita. Ma di rinascite parlerò un'altra volta, che non è questo il concetto che ho in testa.
E' che la sento, l'aria del cambiamento. Ti avvolge da un momento all'altro, ha quel sapore conosciuto che sa di eccitazione, ebrezza e malinconia. E vuol dire che qualcosa sta per succedere.
Ci ripensavo stanotte, mentre in tre fumavamo sdraiati e al buio su tre divani in un appartamento non mio, ignorando la comodità dei letti per poter restare ancora un po' insieme,a dire cagate, a ridere, senza motivi né pretese. Che di motivi, in realtà, ne avevamo moltissimi.
La respiravo stamattina, dopo aver sostenuto i 22 crediti di pediatria -esame più difficile della carriera catalana- con un netto di quattro giorni di studio. La vedevo mentre scendevo dal metro, e mi dicevo E ora ?
E ora, per l'ultima volta nella mia vita, sono libero di decidere il mio tempo.
Pensavo a tutto quello che verrà, da Settembre. Gli esami da recuperare, i nuovi che si affacciano, e l'internato, e la tesi, e l'esame di stato,e l'esame di ammissione, e la specialistica, e il lavoro, e. I doveri della vita si affacciano e mi osservano da lontano, con la mano mi invitano ad avvicinarmi.Io , nel frattempo li guardo con sospetto. Presto il mondo reale cercherà di spalancarmi le sue porte, sotto forma di orari, ferie prestabilite, ammontare massimo di giorni liberi da non poter sforare, e responsabilità, e -soprattutto- limitazioni.
Mi dispiace, non ancora, non così facilmente.
Ed allora mi fermavo, ringraziando l'istante in cui svegliandomi e accarezzando il respiro di lei mi dicevo che si, che due mesi di vacanza me li potevo prendere, solo per me.
Due mesi. I sessanta giorni che iniziano ora saranno gli ultimi di tutta la mia vita, per essere completamente padrone del mio tempo, e non svegliarmi una mattina se non voglio, e impazzire e delirare una volta di più. Da vivere a Barcellona.
L'aria calda che mi accarezza la pelle. Nuvole di fumo senza coda, attorno.
Nuove avventure che iniziano, tra teatro, danza contemporanea, chirurgie sperimentali, bimbi iperattivi, lingue da imparare, filmoteche e tutto quanto mi possa passare per la testa.
E' lì, ed è meraviglioso esserne consapevoli. Rende tutto più unico, più prezioso.
E non voglio perderne nemmeno un respiro
4月10日

Dissertazioni a lume di candela

 
Ci sono cose migliori nella vita che avere un attacco di insonnia, avere esaurito le sigarette nel corso della serata e vivere in un posto dove il distributore automatico di tabacco esiste solo all'interno dei bar. A maggior ragione se tale esperienza arriva dopo una serata protagonizzata da un pittore colombiano ex agente della mafia di Medellin, dall'occupazione di un bus, dalla fuga delle ragazze intestatarie della festa organizzata da un italomarocchino sotto mentite spoglie e da un amico capace di darsi fuoco sostando nei pressi di una candela accesa.
Il punto è che ormai sono abituato. Mi capita almeno una volta al mese. Lo riconosco perché quel familiare periodo -che nonostante un notable in neurologia ancora ignoro se capiti a tutti o sia soltanto una prerogativa della mia folle vita- in cui sogno da sveglio non riesce ad arrivare. O ancora ha connotati troppo vividi, e le stesse sequenze di immagini troppo reali.
Mi giro, spalanco gli occhi a guardare il soffitto. E so che rimarrò così ore. E già che ci sono ne approfitto per pensare.
Guardavo l'oscurità, riuscendo  a distinguerne forme e contorni. E' tutto così strano, mi dicevo. E' tutto talmente assurdo che ha pieno diritto di far parte della mia vita.
Stai usando il Telencefalo. Voce proveniente dall'area destra del mio cervello.
Solo per guardare la situazione dall'esterno. Poi torno a sconnetterlo. Promesso.
Fissavo la notte. Mi rivedevo due anni fa, nello scrivere le prime righe di questo blog. Rivedevo tutte le istantanee di quel periodo. Quel primo maggio a distruggere l'apatia. Le corse in motorino con Alberto, le nottate in piazza Santo Stefano, le tracce da seguire, l'aver sempre qualcuno in qualsiasi posto che ti possa salutare, e i concerti all'Estragon, e quella volta a Milano per i System of a Down, e quel viaggio in treno, e
E in quel momento mi alzavo a sedere, le mani sul volto. Nello scorrere delle immagini ne avevo catturata una. Il momento in cui scoprii l'esistenza di Lei. Ho questa precisa immagine stampata anche adesso, davanti agli occhi.
Curioso, non avere ricordi dei miei primi quindici anni di vita e recuperare l'impressione messa a fuoco di un evento che due anni fa poteva avere un'importanza relativa, e che invece ha originato l'unica cosa che per me conta davvero, ora.
Curioso come lo scorrere della vita assuma direzioni imprevedibili, inaspettate. Divertentissimo vedere come da un dettaglio possa derivare il mondo intero.
Uno sguardo fuori dalla finestra. Manca poco al sorgere del sole. Manca poco all'apertura dei bar, caffèllatte e sigaretta, finalmente.
Infilo i Roller, e vado a respirare la prima aria del mattino.