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4月28日

Storia di una Gabbianella e del Gatto che le insegnò a Volare

 
Volo, Zorba, volo ! strillava la gabbianella, volteggiava nell'aria tutt'attorno a quel balcone lassù a due passi dal cielo...
Quella gabbianella aveva attraversato anche lei i nove cerchi dell'inferno, in apparenza sola, lontana da quella che avrebbe dovuto esser la sua vita, al suo fianco persone che mai avrebbero dovute essere con lei.
Eppure, di fronte al muro solido che la vita ti piazza in faccia di continuo, aveva capito la cosa più importante.
E che cosa aveva capito ? gli chiese l'uomo.
Zorba gli miagolò di rimando.
"Che vola solo chi osa farlo"
 
Noi ci stringevamo accoccolati, una sorta di yin e di yang che sapeva di fusa e di gocce di pioggia e di sale, e chiudevamo gli occhi  perché  non potessero vedere il tempo che scorreva inesorabile, perché a condurci fossero le sensazioni, il calore, le carezze, gli odori della nostra pelle, ed era bello rimanere lì sospesi, e Torino sembrava persino gradevole in quei giorni, la nostra personale primavera
 
Avvolti nel reciproco abbraccio, il mondo si fermava.
Ed era meraviglioso stare sdraiati in quel giardino di rose, che le spine c'erano e ci sarebbero sempre state, ma a noi interessavano i colori dei petali, la delicatezza dei fiori, le forme delle foglie, gli animali tutt'attorno, e quei profumi che sapevano di un Amore da proteggere, intimo e segreto.
 
 
 
 
4月23日

Note da Baglioni

 
Ed era bello stare su quella terrazza sospesa su un mondo antico
Firenze riluceva a pochi passi da noi
I minareti di bianco e di verde lasciavano il passo alla Luna
Attorno le voci grondanti d'alcol e ipocrisia
Annegavano in quel silenzio solo nostro
 
E scese la pioggia
Portò via con sé le urla, le risate, le rivoluzioni e i luoghi comuni
Sotto un ombrello color rosa sbarazzino
Comunicava a isolati miagolii
Quel mondo che si specchiava ai nostri piedi
 
Si aprì la folla, si schiusero le porte di metallo
E potevamo anche chiudere gli occhi
Che saremmo comunque rimasti abbracciati
Calore
 
Feliz dia de San Jordi
 
 
 
 
 
4月4日

Charlie fa Surf

 
Ma l'ha sentita l'ultima intervista di Bianconi ? Fa Molesto Mida, scendendo dalla sua auto rigorosamente dal lato del passeggero.
Gli hanno chiesto "Secondo te, tra dieci anni i quindicenni di adesso lo capiranno che con quella canzone li stavi soltanto prendendo per il culo?"
 
Siamo al concerto dei Baustelle, Ancona, città a cui in seguito il suddetto Bianconi avrebbe dedicato "I Provinciali", paesotto di mare in cui è inutile chiedere una redbull, non si otterrà risposta. Bisogna domandare "Che ce l'hai una redbulle?"
 
Guardandomi attorno la situazione è palese: metà degli astanti è in piena adolescenza.
Difatti, quando dal palco partono le note di Charlie fa Surf, eccoli al varco ! Qua e là gruppetti sparuti di quindicenni inmagliettati si illuminano, un sorriso di tottiana memoria compare sui loro volti, le mani, strette a pugno da cui protendono un pollice, un indice ed un migliolo accusatorio si sollevano imperiose. I primi versi scorrono in silenzio, ma è solo un'illusione. Quelli, del resto, vanno capiti. E' al ritornello che si scatenano.
 
Charlie fa surf, quanta roba si fa, MDMA...
Ed infine, il momento catartico. Incuranti di quanti siano lì per godersi un bel concerto fatto di bei testi, o di assaporare un po' di adrenalina, gettano la testa indietro, saltano, alzano dita medie. Charlie ha appena dichiarato Andate a farvi fottere. E loro gridano, beati quindicenni nella loro giovinezza, verso chi e cosa non si sa.
 
All'uscita, io e Molesto Mida ci ritroviamo, e non abbiam bisogno di parlare. O forse si, ma per spiegare al discotecaro sulla soglia che grida che è più forte lui di quelli che escono che se non si cava dalle cosiddette può esser muscoloso quanto vuole ma da lì non ci si schioda.
 
Solo adesso rifletto con calma.
 
Charlie è rimasto quindicenne, grida ancora al mondo di andare a cagare e annega la sua vita nell'alcol e nell'Ecstasy. Charlie ha avuto un'infanzia difficile, suppongo. Magari una famiglia iperprotettiva, magari un fratello che non è mai stato un amico. Probabilmente a scuola lo prendevano per il culo, forse era uno sfigato, forse non frequentava la gente giusta, la gente cool. Può darsi che abbia avuto hobby un po' fuori dagli schemi, hobby che genitori e compagni di banco non capivano, sicuramente non avrà giocato a calcetto tutti i giovedì, probabilmente gli stessi amici che condividevano i suoi interessi erano i primi a infangarne il nome. C'è chi dice che abbia preso cattive compagnie, chi che questo sia l'unico modo per lui per esistere, per farsi sentire accettato. Magari in un'altra vita qualcuno ha provato a fare qualcosa per lui, salvo poi capire che non si può salvare chi non vuol esser salvato.
Charlie adesso ha una sua dignità. E chissà se tra dieci anni capirà che quella canzone era solo un gran sorriso, cinico e beffardo.
 
Nel frattempo, la soluzione non ce l'ho io. La propone lo stesso Bianconi
 
Con la mazza da baseball, quanto male gli fa...