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6月26日 Volevo Dirti Adeu, Invece Ti Dico AdiosSono tornato alcuni giorni fa.
Dalla stanza in cui mi trovo ora non sento un filo di vento dalla finestra.
Nell'aria, la canzone di questi ultimi giorni.
E il sapore di un fine settimana speciale. L'Italia mi ha accolto come fossi una grande star. Inseguito e poi scortato dalla polizia.
Niente meno.
Avevo tante cose da dire. Avevo così tante cose per la testa.
Ma non è giusto scriverle. Non qui, non ora. E' tutto troppo fresco. E' tutto troppo irreale.
A Bologna il tempo si è fermato.
La gente mi ferma per strada. Mi dice "Non ti si vedeva da un po'."
"Sono stato a vivere a Barcellona. Un anno."
Ma dai, come passa il tempo, vero ?
Per me è cambiato tutto.
Per voi, ho solo un taglio strano di capelli. Per voi, non mi facevo vedere da qualche tempo.
Per me sono passate vite intere. Per altri, il mondo è il giardino fuori da un'aula studio. Una stanza, un libro, una lampada accesa. Un corridoio di ospedale. Un tavolo al solito pub. Una stretta di mano e una pacca sulla spalla. Un saluto di circostanza.
No, io non ci sto a tutto questo.
Io non dimentico.
Non dimentico Marco e Davide, i migliori amici di questo Erasmus. Non dimentico i brindisi che avete fatto per me, non dimentico quella notte al Valhalla, in cui tutto aveva quel sapore della Magia che sta per nascere, della Supernova che sta per scoppiare. Non dimentico quella sera a Madrid. Non dimentico Salamanca, non dimentico Granada. Non dimentico le chiacchierate, le sbronze, la terrazza in Plaza del Trippy, i tre discorsi di Davide, l'Ovella, i vasi di Pandora, il fatto che a me abbiate sempre detto tutto. Non dimentico che quando abbiamo avuto bisogno, noi tre c'eravamo sempre. Insieme. Cosa ci ha unito ? Tre persone tanto improbabili ...
Addio amici miei, un giorno ci incontreremo, forse per caso, forse ci chiameremo. E' stato bello. Barcelona avrà sempre il vostro sorriso.
Addio Daniela. Daniela che parla con me fuori dal Be Cool. Così sconosciuti eppure così vicini. Quella notte mi avevi detto se mi rendessi conto di che razza di legami fossi in grado di creare con coloro che avevo attorno. Alla fine un legame l'ho creato anche con te, anche se non ti ho mai conosciuta sino in fondo. Una foto, un ragazzo e tre ragazze. Dio, come sembrano piccoli ... Quanti anni fa l'abbiam scattata ? Cos'erano le nostre vite, in quel periodo ? Era reale ?
Addio Maddi. Anche se te ne sei andata già da un po'. So che ci incontreremo di nuovo,periodicamente e forse anche un po' per caso. Una notte passata a parlare, sino a mattina, fissando una fontana. Un tavolino in riva al mare. Un tavolino al Tibidabo. Forse abbiam parlato tre volte sole. Forse il tempo scorreva tutto a modo suo. Non è così importante, alla fine.
Addio Laia, piccola e fragile. Laia che mi dice "Primero eres tu, segundo eres tu, tercero eres tu". Laia e le sue improbabili incazzature. Laia e i suoi improbabili idealismi. Raccontami che faccia ha ora Barcellona, raccontami che faccia avrà quando di noi non ci sarà piu nessuno.
Addio Eve, un giorno mi spiegherai chi sei davvero.
Addio Luca, Luca ubriaco col sombrero in quel di Sitges, Luca in difficoltà il primo giorno, Luca che mi racconta di Marcela, Luca che raccoglie un mazzo di viole in autostrada, Luca che viaggia solo per il sud della Spagna e vive esperienze da sogno, Luca l'anatroccolo trasformato in cigno. Usciremo insieme molte volte. Sarà strano, avere i portici sopra le nostre teste, e non piu quel cielo rosso sangue. Abbi cura di lei. Abbi cura di ciò che sei ora. Non lasciarti arruginire. Non dopo la storia che hai vissuto ...
Addio Vanesa, Addio Monica, Addio Willo, Addio Blandine, Cristina, Sofia, Benjamin, Fredrik, Sara, Marine, Maria.
Addio alle tedesche che volevano ferirmi, e mi han regalato il tesoro piu grande della mia vita. Se so di chi voglio prendermi cura, è anche a causa vostra. E non c'è stato alcun bisogno di vendicarsi. Non con ciò che mi avete messo in mano, voi nella vostra boria ...
Addio Javi, Addio Josè, Addio Sophie, Addio Emilie, Addio Tei. Non saprò mai che strade abbiate preso, che vite condurrete. Ma quei tre mesi in Carrer Entença li ricorderò per sempre.
Addio a quella cazzo di stanzetta microscopica, con i poster, e le foto, e le scritte alle pareti, le candele sempre accese, le bottiglie di vino ovunque. A quelle quattro mura che han sentito i nostri respiri, han assaggiato le nostre lacrime, han sentito le nostre promesse, hanno avvolto i nostri corpi fusi insieme. Addio a quella cazzo di stanzetta che era il nostro regno,la nostra oasi sospesa ai confini del tempo, quelle quattro pareti in cui ho fatto entrare solo te, come solo a te ho dato la mia anima. Quei pochi metri quadrati rimarranno unici per me. E tu, Paola, il perché lo conosci.
Addio , a tutti voi che non leggerete mai queste righe.
Io non sono mai stato bravo con i saluti.
E' curioso, amico mio, sono stato il primo ad arrivare. Ho conosciuto tutto il mondo , qui. Ho parlato con le persone piu allucinanti. Ho vissuto gli stati d'animo piu intensi. E me ne vado salutando sconosciuti.
O forse no.
Una porta semi chiusa. Due passi giu per le scale. Una voce familiare.
"Volevo dirti Adeu, invece ti dico Adios "
"Io , invece, ti dico A Presto "
E il mio Erasmus è stato bello come una sigaretta storta, di quelle che fai su da ragazzino, quando non hai idea di come funziona la vita e fumare in un parchetto ti sembra avere il mondo in mano. E' questo il mio mondo.
E' questo il mondo che amo.
E' stato bello. Senza rimpianti.
E' stato come lo volevo.
6月21日 In Viaggio, pt. 4 e fortunatamente non ultima: Quelle Cazz@ di Scarpe BasseNon avrei nemmeno dovuto esserci, e invece, disperso nell'Andalusia, c'ero anche io.
Mentre il bus mi riportava all'Aereoporto di Sevilla, Marco dormiva sul sedile davanti, la Dani, la testa contro il vetro, era fuori dal mio campo visuale. Io fissavo tutte le immagini, le imprimevo nella memoria, pensavo.
Pensavo a questo Erasmus che molte volte mi ha fatto rimpiangere Bologna, la quale, visto l'andazzo -importanti defezioni alla mia festa di rientro,e tutto per un ...gioco di ruolo, mi farà presto rimpiangere l'Erasmus.
Pensavo a questa meravigliosa avventura che mi ha portato in posti così differenti, a conoscere gente così diversa da me, a stringere alcuni legami che spero rimangano per sempre, contrariamente alle nostre idee. Perché ce lo siam detti, ciò che è stato è stato unico, e irripetibile.
E le strade della Vita ci divideranno, forse ci incroceranno di nuovo, chi può dirlo.
Non c'è tristezza nell'ammetterlo. C'è quello strano sentimento che è sunto dei due poli, e che ti fa fissare quel vetro e cercare di esaltare al massimo la sensazione sulle note dei Placebo e di Cristicchi. Le cose, si fan bene o non si fanno per niente.
E allora, via con alcune immagini assolutamente in disordine emozionale.
Si parte a Barcellona: arriviamo al Prat alle cinque, c'è tutto il tempo di fare check in, imbarco e persino fumarsi qualche paglia e farsi delle chiacchiere. Io e Marco non abbiam dormito che tempo non ce n'era, la Dani si è fatta un paio d'ore.
Dicevo, c'è tempo di andar fuori a fumare. "Ci facciamo una sigaretta ?"
La scena successiva è un video che forse troverete su Youtube. Noi tre in una sala vuota. Chiaramente, nonostante l'anticipo di un'ora e mezza abbiam perso l'aereo. Ma questa volta, a essere impezzato, non sono stato io. E ne vado fiero.
Granada: Abbiamo dei contatti. Contatti ? Ma chi sono ? Mai viste.
Beh, ci ospitano. La scena successiva ci vede tapeare nei bar più spettacolari che abbia mai visto. Come fare cena e ubriacarsi all'inverosimile con cinque euro. Mi piace Granada, mi piace veramente.
La scena successiva è la barra della Perra, c'è una fila di boccali di birra e io chiedo al mondo se appartengano a qualcuno. Nessuno li reclama. Li reclamo io. Tutti e sei.
Mi hanno riferito che alla fine il proprietario sia spuntato, e che io ci abbia anche parlato e scherzato sopra. Conoscendomi, è probabile.
La scena successiva vede un gruppo di ragazzi assolutamente assortito alla cazzo correre e gridare per le vie di Granada.
Meravigliosa vita.
Il giorno successivo vede una mattina passata per me in modo alternativo, e ce n'era bisogno. Mi perdo per il barrio Arabo. Mi perdo per il barrio Gitano. Mi perdo per il barrio dove se non sei Gitano iniziano a chiedersi chi sei e cosa diavolo vuoi da loro. Mi chiedo chi fosse il tipo che mi ha mandato li. Mi chiedo chi lui pensasse che fossi io. Mi dico che devo smetterla di sembrare tutto meno che un medico.
Nella scena successiva arriva Carolina mentre guardiamo l'Alhambra dal Mirador, ci porta per tapas. Tapas. E tapas.
La scena successiva è una festa in casa loro. Io che mi vivo la scena nel mio solito, personalissimo modo. La scena che sembra teatro russo.
Io che conosco gente allucinante. Cristina che mi racconta la sua vita sessuale. Io che voglio dimenticare, o uccidermi, o dimenticare e poi uccidermi per non correre il rischio di ricordare.
La scena successiva è di nuovo alla Perra, il Bar dove Terminano i Ricordi Comuni.
Io che chiedo Assenzio. Rosso, Nero e Verde. Io che porto fuori Marco perchè tanto bene non sta. Io che per tutti i sei giorni desidererò visceralmente esser portato fuori a mia volta, e invece no. Il mio stomaco ha deciso di resistere. Il mio cervello lo maledice.
Io che chiedo assenzio di nuovo. Noi che facciamo Bottellon per la strada. Io che mi sento incompleto, perché so che ci fosse stata anche lei sarebbe stata l'apoteosi. Io che guardo il mondo da un balcone. Io che prendo per il culo Daniela.
"Dani , leggi questo"
"Dani, Eve legge molto meglio di te."
Cordoba: La prima scena è una città spettacolare. La seconda è un radicale cambio di idea. La terza sono Io che mi rivedo a Reggio Emilia. La quarta è quel tavolo fuori dall'ostello, e Marco dice: L'ho fatta pesante. Non c'è altro da fare, qui. Si conviene. Io devolvo cocacole e gelati alla comunità. Del resto, ho votato per la Rosa.
Cordoba è una doccia. Una doccia e un materasso. Ne avevo bisogno.
Cordoba è una moschea usurpata dai cattolici, e per protesta non entriamo. No , ok. Non entriamo perchè costa troppo. Non siamo cosi tanto idealisti.
Sevilla. Sevilla è una meraviglia, vista dall'alto. L'aereo che riparte, una ragnatela di luci colorate. Ho il flash stampato in maniera indelebile nella testa. Sevilla dall'alto è qualcosa di indescrivibile.
Sevilla è un tavolo fuori da un bar di tapas (Cozze così buone ne avevo mangiate forse solo a Mentone) . Sevilla è tre amici che si dicono quello che non hanno mai detto prima. Sevilla è un gioco, dove ci si rivela le prime impressioni gli uni degli altri. Sevilla è un gioco che viene interrotto troppo presto, e forse è giusto così. Ci sono cose che è bello rimangano sospese.
Sevilla è un'americana che odia il tabacco e fuma senza filtro. Sevilla è una chiacchierata epocale, io sulle rive del fiume, guardo il mondo al di là dell'acqua e mi dico quanto è bello, Sevilla è parlare ad un'anima lontana lontana che sente lo stesso che sento io.
Sevilla è un bus inondato di ...diciamo, acqua. Sevilla è la nostra stazione. Sevilla è puoi sopravvivere ovunque, senza casa e senza elettricità: Sevilla è l'Ars Arrangiandi che ho imparato qualche primo maggio fa, e da allora credo di poter dire di esser bravo a cavarmela ovunque e senza nulla. Sevilla è un bar dove mi offrono da bere, di continuo, e non devo nemmeno chiederlo. Sevilla è percezioni esaltate, Sevilla è un parco in riva al fiume che ti fa diventar nero, ma solo per metà.
Granada, Sevilla, Cordoba. Sono tre città come tre sono i viaggiatori, come tre sono le corde vocali, come tre sono i viaggi che abbiam fatto assieme ... Ok, erano quattro. Volevo boicottare Zaragoza. Scusa Aragona. Ma Vaffanc... , Aragona ...
Sono tre città come tre sono stati i differenti Erasmus dei suoi protagonisti, tre sono stati i modi di viverla, tre sono state le anime che hanno messo in moto questo delirio.
L'Andalusia è un diario di viaggio lasciato a metà, perchè alla fine non abbiam piu scritto nulla, come quel gioco che non è arrivato al punto, se mai ce ne fosse stato uno, come tutte quelle possibili strade che rimangono a metà ed è giusto che sia così, che non tutti i giochi devono per forza avere una fine e a volte è bello dirci soltanto "Se ci rivedremo, non sarà a Barcelona. Partiremo insieme per un altro viaggio, a costruire cose nuove. Non sarà rievocare, sarà costruire."
Quello che ha detto questo ero io.
Quelli che han vissuto questo viaggio con me, posso chiamarli amici, credo.
Andalusia è un diario incompleto, e chissà quando mai si scriverà l'ultima parola.
Andalusia è Metto quelle cazzo di scarpe basse, senza tacco, sembro mia nonna, ma sono alla moda.
Hasta Luego, ragazzi miei. E se leggete queste righe e trovate che abbia dimenticato qualcosa, aggiungetelo pure. O magari non ce n'è nemmeno bisogno. Fate voi.
Ma la madonna quanto è sperimentale !
6月14日 Where is My MindVestita di blu mi guardava, mi diceva "Non potete stare qui".
Io alzavo appena la testa, la fissavo negli occhi, senza aggiungere parole. Ricambiava, un secondo appena, poi chinava lo sguardo, lo volgeva altrove. "Ok. State. Non c'è problema"
Che fretta c'era ? Che fretta c'era di accellerare un distacco che sarebbe stato per l'ennesima volta doloroso, straziante, interminabile ?
Rimanevamo abbracciati, Io e Lei stretti l'uno dentro l'altra, e forse tremavamo, e forse avevamo un milione di pensieri dentro la testa e forse anche nessuno, che in fondo non erano poi quello l'importante, ora che c'era da assaporare per l'ultima volta quel calore ormai familiare, ormai necessario, quel calore che sa dare la vita e la cui assenza colora il mondo di grigio, lo rende vuoto, decadente, insensato
With your feet in the air and your head on the ground
Try this trick and spin it, yeah Your head will collapse But theres nothing in it And you'll ask yourself E forse non ci eravamo nemmeno accorti delle lacrime che salivano, dall'azzurro cielo che ha nel viso lei , dal nero notte che ho io, e quelle lacrime non avevano un nome, magari erano dolore per il distacco imminente, magari erano gioia perché per l'ultima volta quel momento si ripeteva, sempre identico a se stesso, o magari erano un'emozione troppo grande per poter esser contenuta in un corpo solo, o chissà, forse non lo avremmo mai capito Sangue che scorre e fiamma che brucia, e le mani senza piu legami si allontanavano lentamente, per l'ennesimo volo ritorno al mondo reale, che poi reale non sembra nemmeno piu Il varco tra i mondi si chiudeva, ritorno nel reale. La donna vestita di azzurro mi apriva con dolcezza un percorso, per uscire da quel posto in cui non potevo stare, andar fuori, accendere una sigaretta, e guardare le vite che, rumorose, scorrevano
6月10日 VentiquattroE anche quest'anno è andato.
Indimenticabile, per troppi versi.
Forse il me diciassettenne sarebbe contento di vedermi ora.
Bisognerebbe chiederglielo 6月7日 MetamorfosiCapita, dopo una mattina passata tra le altre cose a discorrere di Kafka, di pensare alle infinite metamorfosi che puntualmente attraversiamo.
Trasformano crisalidi in farfalle, anatroccoli in cigni, aggiungono rivelazioni.
E se consideriamo che l'identità può essere definita in quanto tale sia dall'idea che abbiamo di noi stessi, sia da quella che gli altri hanno di noi, sia dall'impressione che il veicolo d'informazione dà di essa, è facile intuire quante metamorfosi avvengano, continuamente.
E dato che l'identità deriva dalle storie che si possono raccontare, e che le storie generalmente partono e portano ad un cambiamento, racconterò una storia.
Una storia che parla di sogni e di poesia, di surrealtà e di irrealtà, e soprattutto di trasformazioni.
Una storia che deriva da un'altra storia, quella che qui non so se racconterò mai. Per certe cose preferisco ancora il suono della mia voce. Questa storia parla di un ragazzo. Solitamente nei libri si usa a questo punto aggiungere "come tanti", ma questo no, mi rifiuto di aggiungerlo. Anche se una volta, vedendo come il nostro interno sia esattamente uguale a un disegno anatomico l'ho sospettato, ma poi ho pensato all'anima e ho abbandonato quell'idea. Ma questa è un'altra vicenda. Dicevamo, un ragazzo. Come se stesso. Il tipo in questione era li nella sua stanza che aspettava di andare ad una festa di una tipa che neanche conosceva troppo bene. Per carità, gli sarebbe piaciuto andarci, ma al mondo ci sono delle priorità. E lui ci vive, di priorità.
Comunque sia, questo tipo qua si stava facendo una birra. Una Volk Damm per la precisione -doppio malto perché le cose o si fan bene o non si fanno per niente. Ma la storia è la sua ed è giusto che la racconti lui, così come l'ha già raccontata una volta.
"Sai, qualche sera fa stavo bevendomi una birra nella mia stanza, in attesa di andare ad una festa di compleanno di una ragazza che neanche conosco troppo bene.
Non so precisamente cosa sia successo, a quel punto. Ho iniziato a volare, e vedevo sotto di me la Spagna allontanarsi sempre di piu, e il mare di Francia, dio quant’è bello, il mare visto da lassù.. Ho visto un gruppo di ragazzi lasciare i propri impegni di studio per sentirsi anche solo per un istante di nuovo una famiglia, ma di quelle vere, quelle cioè che non si creano per legami di sangue ma per scelte precise e consapevoli, e voglia di dividere qualcosa insieme. Ho visto fiori colorati, ma dall’alto non era facile percepirne l’odore. Ho visto un giro vorticoso i cui ricordi sono, confesso, un po’ annebbiati. Ho visto persino la birra trasformarsi in un Ferrari, al che ho capito che mi stavo allontanando sempre più dai confini della realtà. Devo confessarti che però non ho fissato tutto ciò nelle squame dei lucci, ma sui disegni sul carapace di una piccola tartaruga. Curioso, quante forme potesse contenere. Poi le ali, di nuovo. Ali bianche striate d’azzurro -curioso, ho sempre pensato il nero fosse un colore mi vestisse meglio, e forse anche su quelle strie si riusciva a leggere un nome, un nome corto, anglofono , ma il cui significato non scriverò qui, è giusto che quanto appartenga al mondo dei sogni rimanga tale, e non esplicato a coloro che invece poggiano i piedi sul terreno solido. Anche del volo di ritorno conservo immagini surrealiste, montagne che bucavano le nubi, al loro interno erano scavate gallerie e un’immensa fortezza colorata si stagliava al suo interno, ma raggiungerla non era facile, si tentava, tentava, per non arrivarci mai. Piano piano ho ripreso forma umana. Parole vuote in sottofondo, io , invisibile agli occhi del mondo, desideravo ardentemente un’altra birra. E non dite che l’Erasmus, quando finisce, si chiama Alcolismo." Erano belle quelle ali, sapete ?
Dio, se vi poteste render conto di quanto le aveva desiderate delle ali, prima. Ali d'angelo dalle piume nere, per volare senza confini, assumere la tanto sospirata tridimensionalità, e seguire il flusso delle proprie idee e soprattutto delle proprie emozioni, un fiume in piena chiamato libertà. Eppure eran belle anche quelle ali di metallo, ali che sferzavano e tagliavano il vento, muovendosi appena, dieci centimentri in alto per scendere o in basso per salire, e si, in quel momento pensava che quello era l'ultimo aereo che prendeva per quel preciso motivo, e forse un po' gli dispiaceva.
Sapeva che forse, da chi sarebbe dipeso lui lo sapeva, ce ne sarebbero state altre, di ali, a decine, centinaia, milioni,
ma quelle ali bianco panna striate d'azzurro avevano il sapore unico del mistero, della neoadolescenza, perchè no della
fuga
e soprattutto quella gioia indescrivibile della
follia
E lui un po' folle lo era sempre stato. E avrebbe continuato a farlo, ora che sapeva quanto era bello impazzire non solo per se stessi.
Solo che quel cielo rosso sangue sarebbe per sempre rimasto unico.
Unico, come tutto quello che stava vivendo.
Unica come solo la vita sa essere.
6月3日 Normalità, questa sconosciutaAvviso ai miei lettori:
Se mi cercate sono in Italia fino a martedi notte. Si, un'altra volta. Si, lo so. Che volete che vi dica. Al cuore non si comanda e al cervello nemmeno, quando lo hai barattato da sette anni in cambio di una bella dose di follia.
Il che vuol dire: tra tre ore parto, non so da dove ma non è problema mio, mi ci porta la navetta. Si, si può partire da un momento all'altro. In culo alle compagnie che vogliono 48 ore di anticipo sulla prenotazione. Non so dove arrivo. Ma tanto mi vengono a prendere :D
Non so con quali soldi. L'ipotesi loquo l'ho già scartata. Mi inventerò un gioco di scatole cinesi. Se ce la fa Tronchetti Provera con la Telecom posso farlo anche io.
Se mi cercate in Italia, potrei essere a Torino. Oppure addirittura a Bologna.
Nel qual caso, Marco, sono cazzi tuoi. Non voglio essere in te quando aprirai il portone di casa lunedi mattina alle 8 e vedrai chi c'è e cosa sta facendo sui gradini del tuo condominio.
Un bacio a tutti. Faccio la doccia e preparo lo Zaino da Viaggio.
Ciao !
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