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9月5日 Le Stelle Sopra Casa MengoliDi corsa lungo le scale, il Notturno ed il Cordiale seguivano i miei passi, un piano dopo l'altro inseguivo una delle mie solite idee totalmente prive di senso. Ed alla fine eccola lì, nascosta nel verde lussurggiante che non sapevamo di possedere si affacciava una porticina, e di là c'era la notte, profonda e maestosa.
Unica tra tutte le case della zona, la nostra aveva una terrazza.
Curioso, pensavo, ho trascorso tre anni dell mia vita qui, e non lo sapevo. Noi ci affacciavamo dall'alto, guardavamo la strada, "Questa è una casa di studenti" asseriva convinto un terzetto di ubriachi, impalati di fronte alla mia finestra Profondo Rosso sbirciavano all'interno, prima di fuggire con il nostro ex stendino mai troppo rimpianto.
Io guardavo in basso, e poi lassù, è strano, mi dicevo, non c'è bisogno di andare sui colli per vedere le Stelle, tutte insieme...
E poche ore prima la stessa sensazione di sospensione, io Filo e Bruce su una panchina davanti alla Feltrinelli, pianificavamo la nostra meravigliosa, Unica, festa di Laurea. E non c'era posto migliore per parlarne di quello, pensavo, il cielo rosa sopra di noi, le Due Torri con i loro minareti che finalmente potremo valicare svettavano alte, e tutt'attorno imprimevo le guglie, la città, la Vita stessa, gli sguardi delle persone nei loro istanti di vita a volte agghiaccianti, a volte surreali
Io che solo 24 ore dopo sarei stato davanti a questo schermo, a scrivere, felice, di un colloquio che alla fine era arrivato, un Ok che era molto più di un Ok, era un Ottimo, un "a questo lavoro ci tenevo", un "lo porteremo a Trento, forse verrai anche tu", vedevo gli sforzi di un anno ripagati in un istante solo
e non poteva essere che così, perché questa Laurea è nata per caso, proseguita solo per orgoglio e volontà, ha vissuto di miliardi di storie, alcune raccontate qui, altre dimenticate, altre ancora custodite nel profondo della mia anima, per le vie di Bologna, per le strade di Barcellona, in Viaggio, in Italia e in Europa
è negli occhi delle persone che l'hanno vissuta con me, tante si sono alternate ma ogni fase ha avuto i suoi giusti interpreti, decine di volti familiari e ormai non più
La vita, la più bella che avrei potuto immaginarmi
è nella mano che stringe la mia quando io e Lei ci baciamo
è in un "Non cambiare niente" detto col sorriso,
è in una gatta che mi sveglia facendomi le fusa,
in due amici che senza alcun motivo iniziano a correre con me
in una porta segreta che si apre,
e mi rivela dal nulla l'Infinito cielo stellato
7月22日 Scese la pioggia, lavava la polvere dal cuoreE mentre camminavamo sotto quella pioggia nella testa mi risuonava Alfredo dei Baustelle, Alfredo che precipita in diretta TV, Alfredo che l'Uomo Ragno non riesce a salvare, Alfredo che prega con parole non sue.
E mi chiedevo perché, tra tutte le possibili colonne sonore mi saltasse al cuore proprio quella.
Scivolo nel fango gelido il cielo è un punto non lo vedo più, l'uomo ragno mi ha tirato un polso si è spezzato l'osso ora temo oppure sto sognando parlo ma la voce non è mia...
Ora che è notte e attorno a me vi è solo il silenzio di luna piena, trovo un senso. Anche a questo lento scivolare nelle secche della tesi, della sfiducia, dell'incertezza, di una prigione sociale che mi sono lasciato costruire attorno.
E mi rendo conto che ho dimenticato: la magia della vita, la magia dell'Amore.
Quando ci baciavamo, e la pioggia ci scendeva lungo la schiena dai capelli ormai fradici, quando la prendevo in braccio, quando bastava un solo gesto perché entrambi capissimo cosa ci passava per la testa, l'atmosfera era quella di un tempo lontano fatto di chiarore di candele e luci rosse soffuse, di Magia che sgorgava dal ritmo della vita, di sangue che scorre con forza e di sensazioni brillanti ...
Quando ci promettemmo eterno amore sul tetto della Pedrera, quando ci tenevamo per mano ovunque andassimo, nudi sull'erba, il mare di mezzanotte.
E oggi che torno ad avere una stanza mia e posso passare la notte a toccare i ricordi, staccarmi dalle relazioni sociali, viaggiare sull'oggi e su ieri, volando sui pensieri e su quella malinconia che avevo ormai perso di vista, io che tempo per pensare non ne ho più, sballottolato da un test a un colloquio in un turbine che a guardarlo da fuori non ha alcun senso, ho dimenticato che la vita posso reinventarmela in qualsiasi momento, ho dimenticato che è inutile morire sul futuro quando hai un Amore da vivere, Amore, quella vita che dà forza, quella forza che dà vita...
Adesso che dinanzi a quella stanza semivuota abbiamo provato lo stesso smarrimento, adesso più che mai io voglio fare il salto decisivo, lasciare dietro di me dubbi e l'agghiaccio della banalità che quest'anno mi ha cucito addosso, banalità che in fondo evitavo quando eravamo insieme e in pochi altri istanti.
Sotto quella pioggia ci sentivamo vivi, la polvere non ha lasciato solo casa Mengoli, ha abbandonato la mia carne ed il mio sangue, e ora che abbiamo aperto insieme questa prima porta io voglio vivere con te,
la nostra casa, la nostra vita, il nostro amore
7月10日 Getto news nel calderoneNe è passato di tempo dall'ulltima volta che ho scritto qui, più di un intero mese.
Probabilmente a causa dell'ultima situazione, "problemi, incertezze, mai grosse speranze" avrebbe detto la Fede.
Probabilmente perché quando ho una situazione molto grande dinanzi a me la affronto con tutto me stesso, eliminando il resto (se non posso risolvere l'ostacolo, almeno rimuovo tutto l'intorno. E poi lo prendo a testate sino a sfondarlo.)
Ed anche perché odio lamentarmi. Non è proprio nel mio stile.
Perché quest'intervento dunque ?
Per gettare tutto nel calderone, quel poco che non ho dimenticato. Perché sebbene in un periodo di stanca totale, di cose belle ne ho vissute, come sempre continuerò a viverle, anche nei momenti peggiori, anche quando non vorrò riconoscerlo io le assaggerò, ne sentirò il colore.
Innanzitutto un pensiero, per la persona più importante della mia vita, che domani mi raggiunge alla venerandissima età di 25 anni. Non ho bisogno di scriverti qui, ciò che sento lo percepirai, domani, dallo stretto contatto della pelle.
E poi, via, in rigoroso ordine sparso.
La tesi che prende forma.
La laurea di Marco, e quell'assurda sensazione di non aderenza. Sempre bello ritrovarci insieme, noi quattro. E prima o poi ritroverò anche te, Davide.
Lo spettacolo al vicolo Bolognetti. Quella notte che sembrava magica, noi sei su quel palco, l'emozione traspirava al punto che "Ho acceso una sigaretta quando sei entrato in scena. Quando ho fatto per fumarla mi sono accorta che era ormai finita..."
Il ritorno di un'amica lontana.
La fine degli esami, e il superamento di corsi assortiti di tutto un po'.
La notte delle tre albe consecutive. Sbarazzino Kid, aspettiamo un'altra sangria !
I nostri laboratori di teatro, e vedervi ridere mi riempie di gioia
Il mio compleanno con Paola al Faster
Il mio compleanno con Tay e Louise al Jonathan
Il mio compleanno con buona parte di Bologna nel mio giardino. Frase tipica: C'è qualcuno in bagno ? Sì, uno sconosciuto...
(Grazie per quelle bellissime frasi che mi avete lasciato)
E poi c'è lei.
La seconda donna della mia vita, senza nulla togliere alla prima. Lei, con i suoi capelli rossi e neri, e quelle manine bianche che affondano dolcemente (e dolorosamente, malamadonna che unghioni !) nella pelle... Lei che appena ti avvicini si ribalta e ti guarda con fare amorevole . Piccola, appena mi hai visto ci siamo innamorati. Soprattutto quando fissandomi negli occhi mi hai detto Miao. Ti troveremo un nome e ti daremo tutto l'amore del mondo. Tu, magari, già che ci sei, aiutaci con i topi.
E mentre la guardavo cercare il latte, nella cesta insieme ai suoi fratellini, non potevo fare a meno di pensare Quant'è bella, la vita...
5月31日 L'AbusivoScorreva sotto i miei piedi, quest'Italia tanto amata quanto odiata, scivolava tutt'attorno come pellicola d'essay. Il vento sulla faccia ed i Baustelle nelle orecchie, ridevo tra di me pensando alla definizione che un ubriaco sbarazzino mi aveva affibbiato solo una settimana prima, Generatore di eventi Irreali.
Eppure laggiù, novello pendolare tra Molfetta, Fasano e Pozzo Faceto, non avrei nemmeno dovuto esserci.
"Tu vieni, mi chiami e poi vediamo lì per lì" aveva fatto P. con la sua aria da attempato buontempone. Ed eccomi in un altro di quei miei viaggi dell'ultimo secondo, Bologna, San Benedetto, Pescara, Fasano, Pozzo Faceto, Molfetta in 36 ore, un amico che non vedevo da anni ad ospitarmi, e si che amici non lo eravamo mai stati sino in fondo.
Su il sipario, l'ingresso trionfale che qualunque aspirante Genio della Medicina vorrebbe per sé : Io entro, tu mi segui, io esco, tu resti lì con nonchalance. Persino il mio trolley viene spacciato per altrui, e nessuno avrebbe più fatto caso a me in seguito. Un interessante parallelismo tra l'abusivismo edilizio e quello personale.
In Slide Show passano le immagini nella mia mente. Le mie compagne di avventura, conosciute mentre occupavo -abusivamente, per l'appunto- il loro taxi, saremmo in seguito diventati inseparabili, le ore passate in convegni e caffè a discutere di Neuropsichiatria, Teatro e (il mondo è un fazzoletto) Gioco di ruolo.
E quel viaggio in bus, strade strette e scortate di ulivi, l'Autista Gentile, lui si che lavorava noncomequell'altro, salutava vecchietti e conoscenti al suo passaggio da quindici orari. Sorridevano, ampi cenni delle mani, il me che era stato bambino incollato al vetro si perdeva nei radi ricordi di quella terra rossa, quel mondo che sonnecchiava ancora, si stiracchiava piano, io che ho sempre odiato la lentezza mi trovavo a desiderare per me stesso una vita in più per nascere lì, e chissà come sarebbe crescer qui i miei figli, mi chiedevo. Terra di gente che si incrocia, si ferma, si saluta e trova da dire, di vecchietti che entrati nel bar dicono buongiorno alla platea, salvo poi posizionarmisi dinanzi perché io, riscopertomi nordico, non sono (ero) solito rispondere agli sconosciuti, andarsene solo quando riavuto il saluto che spetta loro di diritto.
Strade che scorrono a picco su quel mare opalescente, sotto quel solo che sapeva di abbraccio. E quel viale, dal cancello alla Prigione dorata, che distava infinitamente più che dal cancello al paese.
Medici sconosciuti facevano a gara per offrirmi caffè per poi andar via, senza presentarsi e senza nemmeno permettermi un grazie, io che non avevo certo il piglio dell'Inflessibile Moderatore Una domanda una-il terzo giorno si sarebbe meritato il mio odio, ma con cordialité.
E noi si volteggiava, tra simposi e sigarette, e poi la sera scappavo a Molfetta, accolto come fratello, camminavo tra quei minareti di bianco e riflessi di luna che tanto sapevano di magia, mi aggiravo per le vie seicentesche, scoprivo Molfettesi d'America e d'Australia, tra prove di teatro e partite di Bang! sfilavo alto sulle mura laddove nemmeno i locali si inerpicavano, respiravo quell'aria di sale portata dal mare, ogni volta notte fonda che poco importava il lavoro quando hai la percezione che stai vivendo qualcosa di unico e da assaporare sino in fondo.
Al Relais ormai ero di casa,persino nel mio consueto ruolo non sospiravo imbarazzo. "Come ha detto che si chiama ?" "E' che temo che ...coff... il mio nome non ...coff... sia nella lista" "Ah." " Sono sotto il nome di ... coff... P." "E che vuol dire ?" "E che ne so io ? Chiedetelo a lui !" "Beh, quand'è così ecco il tuo attestato"
Ed infine ecco arrivare il momento tanto atteso, entravo in giacca e pantaloni di fino dietro un cespuglio, ne uscivo in costume color azzurro pugno oculare, circondato da cravatte mi gettavo in acqua, nuotavo, sotto quel cielo azzurro vivo, nuotavo e respiravo, conversando con sconosciuti di tesi e di progetti, di aspettative, speranze e sogni tutti da realizzare.
Ed infine i saluti, a nuovi amici che van via, e poi noialtri, ancora sconosciuti e ancora insieme, parlare di presente e di futuro, vedute e vecchie e nuove idee, le mie amiche si allontanavano in cerca di qualcuno che sapesse come farmi tornare in stazione, io restavo lì, sigaretta in mano, a colorare la notte che scendeva.
Tre forme di vita in lontananza.
"Ciao ragazze, sapete se passa ancora il bus ?" -"No" "No" "Aspetta, ho un orario dei bus proprio da questa stazione quella dei treni nel portafogli !"
"Come ?" -"Eccolo qui, ma purtroppo è appena passato guarda !" "Però possiamo aiutarti lo stesso, andiamo in piazzetta e se incontriamo qualcuno che conosciamo ti cerchiamo un passaggio !"
Un colpo di clacson, un vetro abbassato, si sporge una testa calva dall'aria bonaria, grida Buonasera !
"Detto fatto, ecco il passaggio ! Intanto raccontaci qualcosa di te, ti va ?"
Decisamente, amo questa vita...
5月15日 Malandrino PluffL'avevo visto aggirarsi davanti la Feltrinelli, le chiedevo Lo riconosci ?
Il nostro ineffabile poeta ci raggiunse in Santo Stefano, noi avvolti nell'incompletabile -per fortuna!- missione del milione di baci, lui deviò, forse inibito, verso un'altra coppia dall'aspetto più altero.
La lei dell'altra coppia era al telefono, blaterava di mattinate da passare al Sant'Orsola e di poco tempo da dedicare al suo interlocutore, anzi no, la sua agenda le liberava una mattinata il mercoledi, l'avrebbe incontrato, forse.
Il poeta si schiarì la voce, offrì una poesia in cambio di qualche spicciolo per sopravvivere.
La lei in questione lo squadrò, e se solo avesse avuto gli occhiali da sole gucci se li sarebbe sfilati con garbo.
"Shoccia, una poeshia... Ashcolta, io cinquanta centeshimi per la poeshia te li do pure, ma tu mi raccomando non mi adulare"
E con un sorriso disinvolto aggiungeva
"Non adularmi che non ne ho bishogno"
Lui fece buon viso a cattivo gioco, sfilò un bigliettino dalla camicia, glielo porse.
Per tutta risposta lei scoppiò a ridere.
"Ma che delushione, queshta è una poeshia standard, non me l'hai nemmeno personalizzata"
La mia di lei mi fissava inorridita, senza abbassare la voce le rispondevo "I medici sono così, quelli che frequento io sono delle belle eccezioni"
Lui rimaneva in piedi aspettando i suoi risicati 50cents, lei leggeva e scherniva.
Quando lo chiamai, che noi la poesia la volevamo davvero, lui non parve nemmeno sollevato.
E non credo c'entrassero i fantasmi che sosteneva di vedere, o quei discorsi un po' sconnessi: penso che la vita, di calci come quello, gliene avesse riservati molti, e sicuramente più feroci della lingua tagliente di una studentessella universitaria, che siccome studia Medicina crede di essere dio.
Ascoltammo la sua storia con piacere, parlammo con lui.
Ed io che oggi ho finito gli esami e mi chiedo se dovrei esser felice per questo, spero che la professione medica che un domani intraprenderò non mi porti via i sentimenti e l'umiltà.
Anzi, ne sono certo: non glielo permetterò.
4月28日 Storia di una Gabbianella e del Gatto che le insegnò a VolareVolo, Zorba, volo ! strillava la gabbianella, volteggiava nell'aria tutt'attorno a quel balcone lassù a due passi dal cielo...
Quella gabbianella aveva attraversato anche lei i nove cerchi dell'inferno, in apparenza sola, lontana da quella che avrebbe dovuto esser la sua vita, al suo fianco persone che mai avrebbero dovute essere con lei.
Eppure, di fronte al muro solido che la vita ti piazza in faccia di continuo, aveva capito la cosa più importante.
E che cosa aveva capito ? gli chiese l'uomo.
Zorba gli miagolò di rimando.
"Che vola solo chi osa farlo"
Noi ci stringevamo accoccolati, una sorta di yin e di yang che sapeva di fusa e di gocce di pioggia e di sale, e chiudevamo gli occhi perché non potessero vedere il tempo che scorreva inesorabile, perché a condurci fossero le sensazioni, il calore, le carezze, gli odori della nostra pelle, ed era bello rimanere lì sospesi, e Torino sembrava persino gradevole in quei giorni, la nostra personale primavera
Avvolti nel reciproco abbraccio, il mondo si fermava.
Ed era meraviglioso stare sdraiati in quel giardino di rose, che le spine c'erano e ci sarebbero sempre state, ma a noi interessavano i colori dei petali, la delicatezza dei fiori, le forme delle foglie, gli animali tutt'attorno, e quei profumi che sapevano di un Amore da proteggere, intimo e segreto.
4月23日 Note da BaglioniEd era bello stare su quella terrazza sospesa su un mondo antico
Firenze riluceva a pochi passi da noi
I minareti di bianco e di verde lasciavano il passo alla Luna
Attorno le voci grondanti d'alcol e ipocrisia
Annegavano in quel silenzio solo nostro
E scese la pioggia
Portò via con sé le urla, le risate, le rivoluzioni e i luoghi comuni
Sotto un ombrello color rosa sbarazzino
Comunicava a isolati miagolii
Quel mondo che si specchiava ai nostri piedi
Si aprì la folla, si schiusero le porte di metallo
E potevamo anche chiudere gli occhi
Che saremmo comunque rimasti abbracciati
Calore
Feliz dia de San Jordi
4月4日 Charlie fa SurfMa l'ha sentita l'ultima intervista di Bianconi ? Fa Molesto Mida, scendendo dalla sua auto rigorosamente dal lato del passeggero.
Gli hanno chiesto "Secondo te, tra dieci anni i quindicenni di adesso lo capiranno che con quella canzone li stavi soltanto prendendo per il culo?"
Siamo al concerto dei Baustelle, Ancona, città a cui in seguito il suddetto Bianconi avrebbe dedicato "I Provinciali", paesotto di mare in cui è inutile chiedere una redbull, non si otterrà risposta. Bisogna domandare "Che ce l'hai una redbulle?"
Guardandomi attorno la situazione è palese: metà degli astanti è in piena adolescenza.
Difatti, quando dal palco partono le note di Charlie fa Surf, eccoli al varco ! Qua e là gruppetti sparuti di quindicenni inmagliettati si illuminano, un sorriso di tottiana memoria compare sui loro volti, le mani, strette a pugno da cui protendono un pollice, un indice ed un migliolo accusatorio si sollevano imperiose. I primi versi scorrono in silenzio, ma è solo un'illusione. Quelli, del resto, vanno capiti. E' al ritornello che si scatenano.
Charlie fa surf, quanta roba si fa, MDMA...
Ed infine, il momento catartico. Incuranti di quanti siano lì per godersi un bel concerto fatto di bei testi, o di assaporare un po' di adrenalina, gettano la testa indietro, saltano, alzano dita medie. Charlie ha appena dichiarato Andate a farvi fottere. E loro gridano, beati quindicenni nella loro giovinezza, verso chi e cosa non si sa.
All'uscita, io e Molesto Mida ci ritroviamo, e non abbiam bisogno di parlare. O forse si, ma per spiegare al discotecaro sulla soglia che grida che è più forte lui di quelli che escono che se non si cava dalle cosiddette può esser muscoloso quanto vuole ma da lì non ci si schioda.
Solo adesso rifletto con calma.
Charlie è rimasto quindicenne, grida ancora al mondo di andare a cagare e annega la sua vita nell'alcol e nell'Ecstasy. Charlie ha avuto un'infanzia difficile, suppongo. Magari una famiglia iperprotettiva, magari un fratello che non è mai stato un amico. Probabilmente a scuola lo prendevano per il culo, forse era uno sfigato, forse non frequentava la gente giusta, la gente cool. Può darsi che abbia avuto hobby un po' fuori dagli schemi, hobby che genitori e compagni di banco non capivano, sicuramente non avrà giocato a calcetto tutti i giovedì, probabilmente gli stessi amici che condividevano i suoi interessi erano i primi a infangarne il nome. C'è chi dice che abbia preso cattive compagnie, chi che questo sia l'unico modo per lui per esistere, per farsi sentire accettato. Magari in un'altra vita qualcuno ha provato a fare qualcosa per lui, salvo poi capire che non si può salvare chi non vuol esser salvato.
Charlie adesso ha una sua dignità. E chissà se tra dieci anni capirà che quella canzone era solo un gran sorriso, cinico e beffardo.
Nel frattempo, la soluzione non ce l'ho io. La propone lo stesso Bianconi
Con la mazza da baseball, quanto male gli fa...
3月17日 Cornetto per l'InfernoE' passato un po' di tempo. Ma proprio ultimamente stavo parlando di quanto le cose si ingigantiscano lasciate a loro stesse. O rimpiccioliscano, nel caso dei ricordi. Per cui, rewind !!
Del resto, ve l'avevo promesso.
Avremmo dovuto incontrarci a Bologna, io Marco e Maddi. Ce lo hanno impedito contingenze planetarie, incarnate nel sorriso bonario di un medico afasico - no per favore non parliamo dei figli perchè altrimenti salta fuori la la la la la la cosa, quando vengono da te e ti ti ti ti dicono che, e insomma non mi pare non non non non. Eh !.
Ma avremmo finito comunque per incontrarci. A Parma.
Io arrivavo sull'ultimo treno, raccattato grazie a un casa-stazione in sette minuti sette. Rallentava, voi eravate lì, a correre al di là del vetro con le mani ben piantate sulle mie al di qua, e quei sorrisi che non vedevo da mesi, e quei volti, che per me sanno tanto di famiglia. Un piede a terra, mi saltavate in braccio, e le vostre voci che dicono Ale!, questa per me è la definizione di Amicizia.
Questa è per te. Cos'è ? Una toga. Andiamo a un toga party. A dire la verità è il copridivano di Maddi, ma nel corso della serata l'avrei spacciato per quello di Solange. E via di corsa, e di corsa è proprio il termine esatto, che arriviamo, novelli ateniesi in un mondo privo di Alcol, chi per scelta, chi per necessità. A Parma la vita non dev'essere un granché, se a mezzanotte il vino è già finito. Ma non importa, che c'è tanto da raccontarsi, e il confessionale del grande fratello incarnato nella branda di un letto senza rete aspetta solo noi.
L'altromarco è in grande spolvero. Non se ne andrà prima di aver ricevuto un limone.
Non la pensa allo stesso modo il moralizzante omino blu, un puffo di un metro e mezzo, stavolta la porta la chiude lui.
E allora ancora via, di corsa, vieni all'XXL, non so cos'è, ma cosa importa.
A Parma si divertono come neanche alla festa delle medie. Nel senso che la musica è la stessa e le movenze sembrano uscite da un video dei B Hive. Sono belli, tanti piccoli Spazz si dimenano sulla pista su note che neanche nella pancia di mia madre, e poi via di nuovo, pizza o cornetto, ti accompagno io.
Bussiamo, lei ci apre. Tenera nel suo completino bianco, le mani coperte di farina, un paradisiaco aroma di fragranza mi solletica con dolcezza. Lui sforna cornetti, li solleva tra le mani gentili, tanti cuccioli indifesi da proteggere ed amare. Si muovono lentamente, ogni gesto -misurato- ha in sé la saggezza del mondo intero.
Noi, appoggiati sulla finestrella, osserviamo rapiti. E nella mia mente parte la musica del mulino bianco, e i ricordi della nonna che non ho mai avuto, viaggio attraverso infanzie rapite e mondi paralleli. Col nodo in gola chiediamo una pizza, un cornetto.
Stai guardando anche tu Maddi?
Si, è così bello...
Sembra ... un mondo incantato...
Tutto così dolce... così soffice...
Così ...delicato
Con dolcezza disarmante ci porgono in mano il nostro fagottino, ed ho quasi paura ad addentarlo, quel cornetto preparato alle quattro del mattino in una botteghina artigianale, mi guarda, ha gli occhi lucidi, e l'espressione di un neonato.
Lei sforna un altro vassoio, lo incarta, con mano leggiadra prende un pennarello nero.
"Per l'Inferno"
Ci guardiamo in sincronia, poi fissiamo lei, troppo tardi, la finestra è già serrata nuovamente.
Ale, queste cose succedono solo quando ci sei tu.
Il sole sorgerà a breve, un viaggio in treno che sa di avventura, tra le mirabolanti avventure di Riki al Cassero (mio dio quanta bella gente!) e portentosi dei salvatori dell'umanità -dio tubercolo, sconfiggi la malvagia isoniazide !- . Scaccio il barbone di turno dal mio motorino, salgo su, la giornata ricomincia il suo corso.
E' stato meraviglioso, come sempre.
E forse è vero che non abbiam parlato per niente, forse è vero che c'era poco tempo da passare assieme. Ma è bastato essere di nuovo noi, il calore di quell'abbraccio, l'armonia di quei momenti. Camminare di nuovo per le strade, come a Barcellona, in cerca di un cornetto che forse non troveremo mai, Paradiso, Inferno, poco importa, che sono le infinite strade della nostra vita, ed ogni volta che si incrociano danno sempre vita ad un istante di surreale sospensione, di indimenticabile meraviglia.
2月18日 Il trionfo della Sobrietà"Non è possibile, io e Lorenzo stavamo parlando di te proprio adesso !"
"Ah, quindi c'è anche Lollo !"
"Cristo stanno mettendo anche gli Afterhours. Questa si che è un'evocazione"
"Dove siete ?"
"Al Lily White."
Il mio ritorno in Italia era coinciso, tra le altre splendide cose, con una paletta rossa e bianca stampatami in faccia da una coppia di Moralizzanti Omini Blu.
Da allora, continuo a guidare. Anche se nessuno ha mai capito bene il perché. Per il resto pochi cambiamenti, a parte il fatto che il mio sangue è puro come non mai data l'eventualità, ormai piu e piu volte millantata, di un futuro fatto di controlli al SERT.
E dato che gli amici non si lasciano soli nel momento del bisogno, soprattutto quando questi malauguratamente il cartoncino rosa fotomunito ai suddetti Moralizzanti Omini l'hanno consegnato, ho deciso di portarmi avanti.
600 mg di Glucurolattone e non sentirli.
Al Lily White il sabato sera mettono la scritta Jonathan. Il vocalist ha fatto la battuta. DJ Ernesto a metà serata diveta Nudo e Crudo come un sushi. L'ubriaco di turno sbandando cerca di attirare a sé una ragazza, la inorridisce, lei si nasconde dietro uno sconosciuto fingendo che sia un moroso, o un fratello, e ti viene da dire al tuo amico che in un'altra vita avreste potuto esserci voi al posto suo. Una coppia di fintelesbiche precipita al suolo, due avvoltoi le soccorrono sperando di poterle zittire. L'invasivo, Benedetta, le prosastiche doti di corteggiatore del brillo della compagnia, Il pessimo e il madrileno, e su tutto incombe il baffo arguto di Umberto Smaila, la cui precoce dipartita ha vuotato i parcheggi di mezza Grottammare -facendo il vuoto attorno alla mia splendida 500- ma non ha portato con sé uno stuolo di rossi tappeti.
Il Direttore rimane sobrio ed io con lui. Per esser di compagnia cerca di mettermi in mano una birra, la cambio volentieri per taurina e caffeina. Bello, però, avere amici altolocati. Si rischia di vedersi lanciare in mano le chiavi di una spider, e si che col frac non mi ci vedo, e di fuggire, io e Lorenzo come Thelma e Louise e Molesto Mida novello Pitt dalle caviglie cagionevoli.
Là fuori l'Invasivo cerca di portare a mangiare la sua ragazza, in un altro locale il vecchio Tap, più in forma che mai e con un sorriso che manco alla festa delle medie, balla un improbabile twist con la vecchia Chiara che desidera passare la sua vita a Porto d'Ascoli. Ma dai hai cominciato a fumare ! Non ci vediamo da un bel pezzo, eh , Chiaré?
Lorenzo mi chiede del mio futuro, gli parlo della mia microcrisi di 24 ore, gli leggo un messaggio. Mormora "ha convinto anche me". Da qualche parte, sui colli del piceno, il vecchio F dispensa poesie, e un orrido presagio aleggia sulla nostra Compagnia di Tre Persone -l'ho sempre detto, le serate migliori si fanno quando si è in pochi. Starà mica per suicidarsi?
Allarme rientrato. Pessy Club inventa una pessima scusa, nel dubbio, noialtri ci facciamo una Redbull. E riesci a distinguere tutte le categorie sociali, e parliamo senza incertezze, eloquio fluente e sensato, ricco di ricordi che non dobbiamo più ricostruire ringraziando la Mamma Vodafone al risveglio di tardo pomeriggio del giorno dopo.
Anzi, è quasi l'alba ma non siamo stanchi. Ci spostiamo, gli Omini mi fermano di nuovo, palettaccostiprego, ma stavolta sono io ad esultare. C'è voglia di proseguire, e poco importa che al Molesto Mida, che molesto ormai non sembra più, comincino a tremare le mani perché ha raggiunto la fatidica quota 4.
Molesto Mida (d'ora in poi abbreviato in M&M) e le sue bolle di sapone, che a volte son belle proprio per quello, ma ancor di piu se ti lasciano la spernza, e il coraggio di lasciarsi andare.
Una vita che a volte sceglie una persona, si accanisce contro di lei, cerca di buttarla giù. Ma ogni disgrazia può esser ribaltata, quelle che un Comune Conoscente definirebbe Perdita di Reputazione diventano qualità, elementi caratterizzanti che ci differenziano dal resto del mondo, e perché no, su cui ridere e scherzare, per trasformarsi infine in Vantaggi Universali. Ah, stolide tedesche, voi che provaste a far lo stesso con me, agli alcolici tempi andati !
Una dopo l'altra partono la Favola di Adamo ed Eva e la Ballata per piccole Iene, seguite a ruota da Uno "cristo, questi sono i Marlene !!!" per chiudere una splendida serata, la porta invece la chiude il Direttore, impeccabile nel suo tweed nuovo di zecca.
Mi guardo attorno. Quelli che solo poche ore prima sfoggiavano Magnetiche Pose come neanche al Morrison's nell'Imperdibile Giorno della Messaggeria si trascinano fuori a fatica, tentando un ultimo sguaiato approccio che del Timido Ubriaco non han nulla.
Noi ci salutiamo, unici rimasti lucidi, una stretta di mano ed un a presto.
L'esperimento sociologico è riuscito. Da sobrio, mi diverto di più.
Salto in macchina, accendo l'autoradio.
Si avvicina un quarantenne, la sua barba incolta ondeggia vertiginosamente. Infila una mano attraverso il finestrino, afferra la mia spalla.
Inarco un sopracciglio, dimmi tutto vecchio, gli faccio.
Ma la madonna in fattoria, questi sono i Placebo ! fa lui
Eh si, vecchio. Sleeping with Ghosts.
Lui fa un sorriso a quarantaquattro denti, sei un grande, grida mentre parto.
No.
Sono sobrio.
Ayurvedica"Ale, so che non ci crederai MAI. E' pazzesco, lo so ...
Il fatto è che oggi ho avuto un'immagine di me e te da adulti che ci incontravamo dopo tanti anni, invecchiati, ma tu avevi un sorriso stupendo e un bel camice bianco, mi mostravi il tuo studio e mi dicevi quanto ne era valsa la pena costruire tutto quello che ti dava un vero senso.
Credo che alla tua domanda oggi risponderei Si, faresti una cazzata. Ma la strada devi trovarla da solo.
Ti posso solo dire che prima di vedere te sento la passione che ci metti nel tuo lavoro. Sarebbe un peccato buttare tutto all'aria. Anche se a volte si ha la necessità di negarsi. per ritrovarsi poi più consapevolmente.
Ti abbraccio. Qualunque sia sarà la scelta giusta, perchè sarà tua." Non si Esce vivi dagli Anni 80Pensavate che mi fossi dato alla latitanza ?
Spiacente di deludervi.
E ho un po' di cose da raccontare.
Per gradi, poco alla volta.
Iniziamo 1月7日 Sì AmoreE ci eravamo ritrovati alla fine del viaggio piu innamorati che mai. Di fronte a quell'ennesima stazione, porte aperte-chiuse-aperte a scambiarci il bacio piu lungo, come se davvero non dovessimo piu vederci per anni interi.
Si era partiti da Milano, destinazione Copenaghen. Perché avessimo scelto tutti la Danimarca ce lo avrebbero chiesto in tanti, vista la moltitudine di italiani che si aggirava per la capitale. Così tanti che alla fine non giocavamo piu ad ipotizzare se il determinato avventore fosse o meno italiano anch'esso, ma azzardavamo già "donna in carriera milanese" oppure "tipico trentenne da stadio e sciarpetta da ultrà" . In realtà, perché tanti dei nostri "connazionali" avessero voluto andar li non lo sapevamo, e nemmeno ci interessava. Noi volevamo stare insieme, volevamo la neve, volevamo un posto nuovo. E questo ci sarebbe bastato.
Italiani che, per inciso, saremmo riusciti ad evitare, anche se solo per poche ore. Nella repubblica indipendente di Cristania.
Ed eravamo lì, seduti uno accanto all'altra, accoccolati a parlare, con quella pacata morbidezza di chi, prima di voler dire la propria, è disposto ad ascoltare. Se avessimo fatto bene a partire da soli, noi che non sapevamo nulla della nostra meta, o se magari non sarebbe stato meglio andare in un qualche gruppo precostituito, oppure boh non lo so, dimmi cosa ne pensi.
Lei si materializzò all'improvviso, chiese qualche informazione che nemmeno ricordo, rispondemmo che non sapevamo, che anche noi non sapevamo dove andare, che a capodanno era tutto gia pieno. Lei ci sorrise, e il suo sorriso era a forma di una parola: Vega.
Vega che poi trovammo chiuso, ma ormai avevamo capito. Il sottile mondo delle tracce e degli input da seguire era di nuovo in movimento. E così ci ritrovammo al capodanno piu divertente della mia vita, io e lei a ballare come solo noi facciamo, e attorno a noi mezze coreane mezze danesi, nigeriani, montenegrini, italiane infervorate di ONG di dubbia provenienza, settantenni studiose di italiano, danesi in psicodrammaterapia e uno sdentato presentato da un biglietto da visita. Io e lei capitati li per caso, in quello che aveva tutta l'aria di essere un centro sociale per malati psichiatrici e che, molto probabilmente, lo era.
Abbracciati davanti alla finestra, io e lei e la notte e i canali sotto di noi, e il nevischio che scendeva, e la musica, e quella sensazione -unica- del caso che guida i tuoi passi, per farti vivere ancora di più un'esperienza meravigliosa.
Io e lei a fare l'amore, immersi nei respiri dell'altro, e sollevare d'improvviso la testa e vederla davanti a noi, la Neve aveva preso a scendere soffice, fiocchi grandi ad accarezzare la pelle nuda di una notte che cede il passo al mattino.
E pattinare sul ghiaccio, in pieno centro di Copenaghen, tenendoci per mano, sotto quel vento dolce, e quei fiocchi che davvero, l'ho visto, non sono mai uguali a se stessi.
A casa trovammo la Neve. Silenziosa ci aveva seguito, noi che tanto l'avevamo desiderata, per rendere unici quei momenti che si, volevamo che fossero solo e soltanto nostri.
E trovarci abbracciati sotto le coperte, guardarci da vicino, dio ti ricordi quando eravamo sulla scala mobile e ci davamo la scossa toccandoci con la punta del naso, sussurrarci quei Sì Amore che hanno in sé il mondo intero, riscoprirci innamorati ancora una volta, sempre di piu, e rinnovarci promesse, e aggiungerne di nuove, parole cosi belle che non riesco a scrivere, nostre e solo nostre, ondeggiando sui respiri, sempre piu a fondo, in Armonia
perchè non solo i gatti sanno fare le fusa
12月22日 GiocattolamenteMi saltellò incontro, stamattina eri tu, ti ho riconosciuto. Lì per lì non riuscii ad andare oltre la mia risposta standard. Un Come? seguito da una esibizione di Perplessità che sapeva tanto di Manager Imborghesito già Cane da Strada. Si, eri tu, non ho dubbi. Continuava lei. Eri tu, mascherato da topo. Ti ho riconosciuto dai movimenti. Grazie per essere venuto, è stato tutto molto divertente. Grazie a te, per aver pensato che fossi io, risposi, silenzioso, nella mia testa. Tanto lo so che eri te. Sorrideva. Non me la sentivo di deluderla. Probabilmente era la mia seconda personalità. Mascherata da topo. Strizzai l'occhio. Lei rimase convinta. Io mi ripromisi che dopo aver interpretato un gatto, avrei provato anche con i roditori. In scena. Dopo il laboratorio di teatro, quello di doppiaggio. Una prof in lacrime, commossa. Una geisha, una vecchina, un imprenditore edile, una poetessa, una gabbianella, un gladiatore, una ballerina. Non sono i miei nuovi, improbabili personaggi per l'ennesimo freeform che non scriverò mai. E' un gruppo che, almeno per due ore la settimana, diventa vivo. E non voglio raccontarne di più. Loro non apprezzerebbero. Ci stringiamo la mano, auguri, un sorriso. Nel nostro piccolo, stiamo spostando un oceano. 12月1日 La Foto in Bianco e VerdeE c'eravamo pressocché tutti.
Amici , conoscenti, persone con cui non avevo e non avrei parlato mai.
Una seria, una scherzosa, una un po' così. Gli abbracci ed i sorrisi, io che di voglia di sorridere non ne avevo affatto.
Lasciavo scorrere lo sguardo su ognuno di quei volti, facce che probabilmente non vedrò mai piu. E mi chiedevo se ognuna di quelle persone avrebbe avuto qualcosa da dirmi che non avrei saputo mai, quanti di quegli sguardi fossero sinceri e quanti avrebbero potuto esserlo.
"Ale, aiutami a prenderla in braccio, ti va ?"
Ed era curioso. Di centocinquanta che ne eravam partiti, con quanti potevi dire di essere arrivato.
E' stato bello così.
Forse non ho dato tutto quello che avevo da dare.
Sicuramente, è andata come volevo.
No, non potevo sorridere. Non in quel momento meraviglioso.
In quella splendida foto in bianco e verde che conserverò con gelosia -epilogo dolceamaro del periodo migliore della mia vita.
Ricorderò tutto.
Buoni inizi e buone fini ...e Meraviglioso tutto quello che c'è in mezzo.
11月23日 Lucky StrikeNebbia mi avvolse
Leggera
Meravigliosa rapì il Mondo
Lo portò con Sé
Lontano da Occhi Indiscreti
Senza apparente preavviso
Aveva un che di nobile,
Lei, uscita da un Sogno di pochi giorni prima
Stese il suo Velo
E poi il buio.
11月6日 Blue Oyster CultSono immagini sparse.
La morte di Enzo Biagi. No, non ho intenzione di parlare della persona in questione. Troppa la memoria storica che mi manca, sarebbe superbia la pretesa di saper trattare di lui. La questione è diversa. Me lo ricordavo, sugli schermi del Fatto, in quel suo consueto spazio post tg, dibattere di questo o quel tema di attualità. Io, liceale e sambenedettese, a tavola dai miei genitori, ascoltavo, e in quel periodo mi facevo la mia vita.
Poi è scomparso dai teleschermi, e per me la sua figura è rimasta immutata. Gli stessi capelli bianchi, lo stesso sguardo, la stessa pelle, forse persino gli stessi abiti. Adesso che è morto mi rendo conto di quanto tempo è passato da allora.
Un' enormità.
Arianna mi racconta che andrà al decennale del suo gruppo di teatro. Dieci anni dall'inizio di un'attività. Dieci anni, per noi che ne abbiamo 24.
Sono tantissimi.
Mi racconta che ha scambiato una quindicenne per una matricola. Quando andavi al liceo, dice, era facile distinguere chi faceva il primo, chi il terzo, chi il quinto. Glielo leggevi in faccia. Adesso, che stiamo finendo la carriera, chi inizia ci sembra piccolo. Tanti, piccoli studenti, troppo piu giovani di noi per potersi differenziare.
Noi, rifletto, che abbiamo passato all'università più anni di quanti ne abbiam passato alle superiori. A pensarci, è una specie di svolta.
Studio, mi fermo, e dico Blue Oyster Cult. Ecco come si chiamavano. Ecco chi aveva scritto quella meravigliosa canzone che ascoltavo casualmente in auto con Paola. The reaper. Mi è rimasta in testa una sera. Poi ho smesso di pensarci. E tra una fibrosi cistica e una bronchiolite il nome mi appare nella testa, senza pensarci. Non sentivo quella canzone da tre anni. Ilan dice che sono tornato. Per la memoria di ferro, dice lui. Io lo spero, altrimenti domani sarà dura.
Quando ascoltavo quella canzone la mia vita era diversissima. Fatta di sogni tutti da realizzare. Forse domani mi avvicinerò sensibilmente alla Laurea, e alcuni, i piu importanti di quei sogni li ho realizzati. Non tutti da solo. Certe cose, per viverle, bisogna essere in due.
Sì, ne è passato di tempo.
Siamo cresciuti.
E chissà come saremo, la prossima volta che un personaggio del mio attuale presente ci lascerà, la prossima volta che mi tornerà in testa una canzone che avrò dimenticato, la prossima volta che mi troverò a parlare con nonsochi, per staccare un attimo da nonsocosa.
Si tornerà ancora indietro con la mente.
E spero di poter dire ancora sono cresciuto, e mai sono invecchiato.
10月24日 L'Uovo al Centro del Mondo"Stai ascoltando anche tu il silenzio ?"
"Si ..."
"..."
"...
"Sai ... Adesso mi è venuta in mente quella puntata di Scrubs che abbiam visto assieme, quando il piccolo gli chiede come nascano i bambini, e lui gli risponde che -quando si amano per davvero- la mamma e il papà chiudono gli occhi, ed esprimono un desiderio ..."
"E' curioso sai ?"
"Cosa ?"
"Io stavo pensando all'essere incinta..."
"Allora in due modi diversi stavam pensando la stessa cosa..."
"... Nello stesso momento ..."
"..."
"..."
"..."
"Stiamo respirando in sincronia..."
"Hai anche tu gli occhi chiusi ?"
"Si ..."
"Sai ... non so se sia un'immagine stupida"
"Dimmi ..." "Ma io e te, così, adesso ... Sembriamo un Uovo."
"Non è stupida, è bella ..." "Io e Te... Un Uovo al centro del mondo..." "Al centro del nostro mondo ..."
"Sai ... dopo la scena che abbiam visto ieri... quando ho detto che il mondo può essere tremendamente brutto se non lo sai vivere" "Si..."
"Credo che il mondo possa essere tremendamente bello"
"..."
"..."
"Felice..."
"Anche io... Felice ..."
9月6日 In sintesiLe parole non sono importanti. Le parole maldefiniscono contorni astratti. Le uniche parole che voglio sono quelle che aprono le porte dell'anima di chi osservo senza vedere. |
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